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    «Non era l’Udinese continuare così era impossibile»

    Gino Pozzo ieri era al Bruseschi per seguire l’allenamento «Le critiche? Vorrei una tregua, ma chi perde deve tacere»

    UDINE. Chi dice che è distaccato, troppo inglese – ormai –, poco bianconero, avrebbe dovuto sentirlo ieri, appena finito l’allenamento al Bruseschi: «Ho distrutto un telecomando guardando una delle ultime partite dell’Udinese».

    Occhio e croce Gino Pozzo il “danno” deve averlo fatto un paio di domeniche fa, con il Watford alle prese con il Manchester United (con successo) e contemporaneamente l’Udinese vittima del Chievo: sorpasso al minuto 95, l’ora della scomparsa del telecomando.

    I primi veri dubbi sulla gestione Iachini risalgono proprio a quella partita, quando i bianconeri – reduci dal colpo gobbo e fortunato di San Siro – avrebbero dovuto legittimare il bottino in casa, prima con il Chievo, poi con la Fiorentina, una “doppietta” al Friuli che ha portato invece solo un punto e tanti interrogativi sulla qualità del calcio proposto dal tecnico ascolano, interrogativi che si sono amplificati a Reggio Emilia contro il Sassuolo (decimato) e lo scorso sabato, quando la Lazio ha banchettato allegramente ai Rizzi.

    «Non si poteva continuare così, non era l’Udinese quella: siamo abituati a fare calcio in un’altra maniera da queste parti, abbiamo sempre raccolto risultati attraverso il gioco, in particolare durante le nostre annate migliori, con Zaccheroni, con Spalletti, con Guidolin in panchina. Gioco che adesso non siamo riusciti neppure a veder abbozzato in questi tre mesi con Iachini. Lui ha un’altra idea, vuole arrivare al risultato in altro modo. E non è quello adatto a questa realtà».

    Gino Pozzo ha appena finito di vedere la seconda lezione di Delneri alla truppa: «È uno con le idee chiare. Mi ha chiesto cosa vogliamo e gli ho detto: i risultati attraverso il gioco, metta pure chi vuole in campo e se servirà qualcuno funzionale al progetto a fine dicembre me lo dica».

    Gigi da Aquileia così è partito lancia in resta: direttive ben precise su come occupare il campo, cercando di sfruttare gli spazi, provando a “uscire” dalle trappole avversarie con un passaggio (piuttosto che con un lancio alla speraindio). Il modulo arriverà di conseguenza.

    «I giocatori ci sono. Anche troppi. Ma adesso è meglio così: scelga pure Delneri chi far giocare, chi tenere, al resto penseremo quando si riapre il mercato. I giudizi? Le critiche? Vorrei che fossero sospesi, ma nel calcio chi perde deve tacere e lavorare».

    Passo e chiudo. La parola passa al campo, il verdetto arriverà da lì, come è stato per Iachini, “bruciato” da suo calcio speculativo.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    06 ottobre 2016

    http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine