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    Mara Chaves e Francesco Altan, un mondo di colori

    Una rassegna ad Aquileia festeggia la creatività di una coppia che gioca con natura e animali

    di Michele Di Luigi

    AQUILEIA. Tutto è cominciato per una festa di Carnevale, con “Civetta”, una maschera alla veneziana, fatta tutta di piume sui toni del biegecon solo una striscia colorata di piccole piume gialle di tucano sotto l’incavo degli occhi. La maschera era per Francesco Altan, a realizzarla la moglie Mara Chaves. «E da lí fare maschere con le piume è diventato il modo di esprimere la mia fantasia, la mia immaginazione».

    Un lavoro che coniuga l’abilità certosina di un artigiano, la passione per una materia colorata e preziosa, e l’amore per la natura e la molteplicità delle sue forme. «Le mie maschere – conferma Mara – nascono dal mio amore per la natura, sono natura».

    Ora, oltre quaranta di questa maschere, un trionfo di colori assemblati secondo disegni di raffinata eleganza, saranno in mostra a partire dal 30 aprile e fino al 5 giugno nella ex Stalla di Casa Pasqualis ad Aquileia, in un’esposizione che vede anche molti disegni a pastello di Francesco Altan, volatili immaginari, “risposta” grafica alle “provocazioni” materiche della moglie.

    Perché queste maschere, veri e propri oggetti d’arte, nascono dall’incontro di Mara con l’arte piumaria brasiliana durante la lavorazione di un film negli anni ‘70 nella zona della tribú dei Kayapo, firmando i costumi e gli addobbi di piume copiati da antichi disegni risalenti all’epoca dell’arrivo dei conquistadores.

     

    «Con questa mostra – spiega l’artista –, voglio rendere omaggio agli Indios brasiliani, che stanno lottando per poter vivere in pace nella loro terra, minacciata dalla deforestazione. In particolare alla tribú Kayapo, Urubú Kaapor e Kayapo Xikrin e Canelas che mi hanno dato l’ispirazione per queste maschere».

    Un omaggio a un tipo di espressione artistica, «solo recentemente salita al rango di quelle che chiamiamo convenzionalmente Belle Arti», come annotava Claude Levi Strauss nel 1986, in occasione del conferimento del Premio Nonino, quando ebbe modo di vedere i lavori di Mara, la quale, continuava il grande antropologo, «ha raccolto la lezione di quest’arte, che ha raggiunto in America del sud il suo massimo grado di perfezione. E avendo vissuto a Venezia, sposa nelle sue opere, con molto gusto e altrettanta ingegnosità, due grandi tradizioni rituali: il carnevale di Venezia e le feste dei popoli amerindi».

    Per raccontarci le sue maschere, Mara parte da libro fotografico di oggetti, monili, copricapi, mantelli degli Indios: testimonianze di un’espressività fantasmagorica. Che ritorna, filtrata dal gusto per una ricercata armonia di forme e colori, nelle maschere di Mara, creature variopinte, frutto dell’istinto, «perché – confessa – in questa automaticità c’è piú verità che in una scelta intellettuale».

    E allora, eccole lí sui loro supporti di legno pressato, maschere che hanno dei nomi, raccontano delle storie, evocano personaggi, come lo scontroso, il timoroso, la chiacchierona… Il tutto con piume di uccelli esotici e no, piume bianche, nere, a pois, screziate di marrone, sontuose come quelle blu rosse e verdi degli arara e dei dei tucani, le rosa dei fenicotteri, le chiare dei pavoni bianchi e dei fagiani argentati, con nasi ricavati da corna di bue: una galleria di ritratti preziosi per fattura e ricchezza di ispirazione. Maschere cui corrispondono i volatili di Altan, «alcuni – ci dice – già esistenti per una mostra collettiva di tempo fa su animali in via di estinzione, altri invece ispirati alle maschere di Mara».

    Uccelli che rimandano, ironicamente, agli uomini come “Lo Struzzo socratico” che cerca se stesso proprio lí dove non batte il sole, o la vezzosa “Gufetta tabarin”, con tanto di calze nere e giarettiere, ma anche l’omino qualunque, il tronfietto “Colombotto Botto”, o il “Dodo faccendiere” o il “Fuggione”, con tre occhi vigili e spiritati… Animali fantastici dove la vena satirica e caustica di Altan si stempera leggera nella grazia di un sorriso.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    15 aprile 2016

    http://messaggeroveneto.gelocal.it/