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    La lettera di Paviotti divide sindaci e Pd

    Domani assemblea di partito ad Aquileia. «I comitati hanno fatto un ottimo lavoro, ora è tempo di riflettere seriamente»

    di Elisa Michellut

    CERVIGNANO. Scintille, nella Bassa. Il tema dell’acqua è argomento caldo. L’intervento sulla stampa del consigliere regionale e capogruppo dei “Cittadini”, Pietro Paviotti, ha provocato non pochi mal di pancia. Non solo tra i rappresentanti dei comitati ma anche tra sindaci ed esponenti del Partito democratico.

    Domani alle 20.30, ad Aquileia, il coordinamento Pd della Bassa ha organizzato, nella sala consiliare del municipio, l’incontro “Le fontane: una risorsa del territorio”. Interverranno l’ex sindaco di Aquileia, Alviano Scarel, Fulvio Tomasin, coordinatore Pd della Bassa, il sindaco di Aquileia, Gabriele Spanghero, il sindaco di Cervignano, Gianluigi Savino, il primo cittadino di Terzo, Michele Tibald, il sindaco di Fiumicello e presidente Cato, Ennio Scridel, il consigliere regionale Pd, Mauro Travanut, e il consigliere provinciale Pd, Luciano Cicogna. Travanut, che non risparmia una spallata al “collega” Paviotti, riassume la posizione del partito in merito alla strozzatura dei pozzi.

    «La posizione del Pd sarà espressa in un’assemblea pubblica – dichiara –. Un coro e non una singola voce. Il Pd è abituato a lavorare collegialmente, ponderando le scelte con massima attenzione. Mi sento in dovere di ringraziare i comitati per la difesa delle fontane, hanno fatto un ottimo lavoro. Raccogliere 11 mila firme è stato un segno tangibile di civile, lodevole e insostituibile sensibilità. A loro un esercizio indispensabile, a noi un’azione da partito impegnato nelle istituzioni. Comunque sia, nessuna fuga in avanti o giochetti pubblicitari, ma un confronto in cui esporremo le nostre ragioni. Va riconosciuto anche il prezioso lavoro scientifico dell’università. L’acqua è un bene troppo prezioso per non rifletterci con serietà e impegno».

    Prosegue il consigliere regionale: «Affermo con forza il sacrosanto bisogno di limitare l’acqua dei pozzi per i processi industriali. C’è un progetto da realizzare in Aussa Corno: un acquedotto che riutilizzi l’acqua senza consumarne di nuova. Lo si faccia. Immediatamente. La cosa strana è, invece, leggere (il riferimento è alla lettera inviata da Paviotti alle famiglie) che siamo sotto il livello del mare. Qualche limitato territorio, forse, ma non c’è paese che sia in quelle condizioni. Altro elemento importante: le fontane domestiche a getto continuo sono solo quelle terebrate prima di 40/50 anni fa. Le successive sono dotate di rubinetto. La profondità raggiunta dalle prime non intacca l’acqua più antica, non raggiungono mai i 100 metri. Le seconde, più recenti, lo fanno, ma son già dotate di un dispositivo di chiusura. Le nostre famiglie non hanno atteso certo le direttive esterne per dimostrare saggezza e pronta avvedutezza».

    Travanut spiega che ora si aprirà una fase di sperimentazione. «Un lavoro scientifico su fenomeni di questa natura deve protrarsi, se serio, come minimo una decina d’anni. Se qualcuno fosse dotato di scarso profilo scientifico e non avesse alcuna titolarità culturale non va assecondato e neppure contraddetto, andrebbe ignorato. Non intendiamo farci accecare da opache ideologie da bassa retrobottega ma decidere per il bene del nostro territorio. Faremo sapere a tutte le famiglie interessate la posizione del Pd territoriale».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    28 aprile 2015

    http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine