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    «Io, ex maresciallo, senza soldi dormo in un sacco a pelo»

    La storia di Francesco Di Marco che rischia lo sfratto Ater. Vive con 200 euro al mese rinunciando al riscaldamento

    di Elisa Michellut

    AQUILEIA. Vive da solo in una palazzina Ater, in via Rosselli, con circa duecento euro al mese. Per risparmiare è costretto a tenere chiuso il riscaldamento. Dorme in un sacco a pelo. Francesco Di Marco, 69 anni, pensionato, rischia lo sfratto.

    «Domani (oggi, per chi legge) riceverò la visita dell’ufficiale giudiziario – spiega Di Marco, che abita ad Aquileia da trentaquattro anni -. Forse, grazie all’aiuto di mio figlio, che abita a Milano, non mi cacceranno, ma è la terza volta che rischio lo sfratto. In questi ultimi anni l’affitto è aumentato. Se nel 1986 pagavo un ventesimo della pensione al netto ora la cifra che verso è pari a un quarto. Ho ricevuto diverse ingiunzioni. Mi sono perfino indebitato per pagare l’affitto».

    «Qualche anno fa percepivo, come maresciallo dell’Esercito in pensione, 1.300 euro netti, poi la cifra è calata. Nel corso degli anni, a causa di alcuni prestiti che ho dovuto chiedere, mi sono stati trattenuti tanti soldi. Come da sentenza del Tribunale devo anche pagare gli alimenti a mia moglie».

    «Ad oggi ricevo, ogni mese, 730 euro di pensione al netto. Tolti i soldi di affitto, circa 300 euro, e tolto quello che devo dare alla mia ex moglie, mi resta ben poco. Vivo con 200 euro al mese. Con tutti questi pensieri non sto neppure bene di salute. Riesco a malapena a riposare».

    Francesco dice di essere esasperato. «Mio figlio cerca di darmi una mano, ma non è giusto. Dopo una vita di lavoro vorrei essere autonomo. Come si fa a far pagare 300 euro di affitto a persone che faticano perfino a mangiare? Due anni fa l’immobile nel quale abito è stato sistemato. Sono stati spesi diversi soldi. Secondo me troppi. Invece di buttare il denaro in questo modo, mi chiedo perché l’Ater, alla quale mi sono rivolto diverse volte, non pensi piuttosto ad aiutare la povera gente».

    Contattato in merito, il direttore dell’Ater di Udine, Domenico Degano, commenta: «L’Ater non è un ente assistenziale, anche se interveniamo in caso di necessità. Non possiamo diminuire gli affitti a nostro piacimento. Si paga in base al reddito. Se il reddito del signor Di Marco è cambiato rispetto ai dati in nostro possesso (relativi al 2012) deve venire qui da noi e dimostrarlo. Se non lo fa, non possiamo certo immaginarlo. Il reddito che per legge deve essere dichiarato è il reddito lordo Irpef. Se l’affittuario presenta una situazione di disagio deve comunque rivolgersi al Comune, che ha la facoltà di verificare. L’assistente sociale ha tutti i mezzi per intervenire».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    13 gennaio 2015

    http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine