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    Grado vuole uscire dall’Uti di Monfalcone Escamotage-proroga

    Bocciata in aula la mozione del centrodestra: la legge obbliga la permanenza per 10 anni. Si punta alla pausa di un anno

    di Antonio Boemo

    GRADO. Anche se ora nella città dei cantieri c’è una maggioranza di centrodestra con il sindaco Cisint, il centrodestra gradese (Roberto Marin, Maurizio Delbello e Roberto Borsatti) ha presentato una mozione con la quale ha chiesto all’aula di uscire dall’Uti Basso Isontino Adriatico che ha come Comune guida Monfalcone. Tutti gli altri hanno alla fine votato contro questa mozione. Il tutto dopo un’infruttuosa sospensione per la riunione dei capigruppo e il mancato voto, per cause regolamentari, di un emendamento della maggioranza presentato da Fiorenzo Facchinetti, emendamento prontamente trasformato in mozione che sarà esaminata giovedì prossimo. Intanto tutti si sono soffermati sul fatto che in precedenza aver sottoscritto lo statuto dell’Uti «in contrasto con quanto deliberato dal consiglio comunale» da parte del vicesindaco di Grado, Gianni Di Mercurio, se non è stato un atto illegittimo è stata in ogni caso una decisione inopportuna. Partendo dal fatto che le «Uti di fatto non esistono», Marin ha sottolineato che in realtà per Grado l’unico problema è quello dei Vigili urbani che dovrebbero passare all’Uti. Cosa decisamente assurda per una città turistica come Grado.

    Secondo il capogruppo di maggioranza Fiorenzo Facchinetti, uscire dall’Uti attuale non è possibile in quanto la legge obbliga a una permanenza di 10 anni. Da qui la necessità di chiedere all’assessore regionale Panontin la proroga di un anno, in modo da poter tornare a discutere in aula a Grado, anche perché la legge regionale nel frattempo potrebbe essere modificata. Chi invece sostiene che sarebbe meglio restare con Monfalcone nonostante l’attuale guida del centrodestra, sono i consiglieri Claudio Kovatsch (Nuovo Inizio) ed Elisabetta Medeot, referente di Grassie Gravo ma anche una iscritta del Pd. Secondo Kovatsch, appartenere all’Uti di Monfalcone non porta negatività poiché tutto rimane a Grado (tranne i vigili urbani che devono, però, stare a Grado) anche se una rivisitazione, una riforma delle Uti va fatta poiché oggi «i sindaci di centrodestra sono contro e quelli di centrosinistra forse non hanno coraggio…». E poi l’affermazione forte: «Puntare su Aquileia? Secondo Kovatsch il futuro sta a Monfalcone… Fincantieri è un’entità importantissima che porta Pil al Paese». Elisabetta Medeot, evidenziando come il turismo non centri assolutamente con le Uti, vuole a ogni modo che prima di prendere qualsiasi decisione siano valutati da tutti i pro e i contro l’ingresso da una o dall’altra parte poiché altrimenti «uscire oggi dall’Uti di Monfalcone sarebbe follia e andare con Aquileia sarebbe un salto nel buio». Dopo la lunga discussione pare proprio che la maggior parte dei consiglieri comunali vorrebbe una Grado indipendente o in alternativa, come ha detto Luciano Cicogna del Pd, meglio Aquileia.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    20 novembre 2016

    http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste