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    Ferrovie dimenticate: un tesoro da riscoprire

    L’Atlante di Rfi (rete ferroviaria italiana, controllata da Trenitalia) mette in luce le potenzialità turistiche dei binari

    di Martina Milia

    PORDENONE. Binari morti, linee ferroviarie abbandonate per la mancanza di passeggeri o perché non più utili. Linee dormienti che raccontano di quando il treno era ancora un mezzo usato anche per brevi spostamenti.

    Un patrimonio da molti dimenticato che invece può avere grandi potenzialità turistiche se trasformato da tracciati di ferro a collegamenti ciclopedonali.

    A raccontare le ferrovie dismesse – 1500 chilometri in Italia, lungo i quali si snodano 400 stazioni e migliaia di fabbricati – è un vero e proprio Atlante che è stato consegnato da Claudia Cattani, presidente di Rete ferroviaria italiana (Rfi), a Stefano Zunarelli del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Mit), in occasione della 20esima edizione di Ecomondo, la fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile che si sta svolgendo a Rimini.

    L’Atlante raccoglie più di 120 schede dettagliate e tra queste ci sono anche quelle del Friuli Venezia Giulia. La linea regionale più importante, sia per lunghezza che per possibilità di sviluppo, è la Casarsa-Pinzano: 29 chilometri che attraversano Pinzano, Valeriano,Spilimbergo, Provesano, San Giorgio della Richinvelda, San Martino al Tagliamento, Valvasone e Casarsa.

    «Da Pinzano la tratta proseguiva fino a Gemona del Friuli collegandosi con la linea Sacile-Gemona. La tratta Casarsa-Spilimbergo è stata inaugurata nel gennaio 1893 e, nel gennaio 1912, fu inaugurata quella Spilimbergo-Pinzano. Il completamento della linea, con l’ultimo tratto da Pinzano a Gemona del Friuli, è stato inaugurato nel novembre del 1914» riporta l’atlante.

    Chiusa definitivamente 30 anni fa, è da sempre il “sogno” dei Comuni di Spilimbergo e San Giorgio della Richinvelda, che vorrebbero trasformarla in una ciclabile. Il progetto e i contatti con Roma sono datati nel tempo – molto si era speso il sindaco di Spilimbergo Alido Gerussi – , ma la cessione della rete non è si è mai concretizzata.

    Stessa lunghezza per la Gonars-San Vito al Torre che, secondo il progetto originario, si sarebbe dovuta estendere per 46 chilometri tagliando in direzione Est-Ovest il Friuli Venezia Giulia per agevolare lo spostamento di truppe da Palmanova. Iniziati nel 1925, i lavori si conclusero definitivamente nel 1953, coprendo il tratto da Bertiolo al greto del fiume Torre.

    La Palmanova–San Giorgio di Nogaro, 10 chilometri, è stata definitivamente dismessa nel 2004 e, lungo il tracciato, ha dei fabbricati che andrebbero ristrutturati. Già utilizzata per 8 chilometri, come ciclabile realizzata dalla Regione, la Cervignano-Aquileia-Pontile per Grado (12,3 km in tutto), è stata mandata in pensione due anni fa.

    Ci sono poi le “mini” linee: la Tricesimo–Tarcento (3,1 km), la Trieste-Bivio Gretta (1,1 km), la Monfalcone–Portorosega (un chilometro), Trieste Campo Marzio–Barcola (2,7 km), Torviscosa–Cervignano (un Km), Codroipo–Casarsa (0,9 km), Sevegliano–Grado (un chilometro), Bivio Pradamano–Bivio Vat (2 km) e la San Giorgio di Nogaro–Porto Nogaro (2,1 km).

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    11 novembre 2016

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