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    04/04/2014    
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    14/04/2014    
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    22/04/2014    
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    E Aquileia si macchia di sangue

    Il siciliano Marco Dellera (ma è uno pseudonimo) ambienta in Friuli e a Trieste il suo giallo erotico

    di Gian Paolo Polesini

    E Aquileia si macchia di sangue

    di Gian Paolo Polesini

    È l’altra letteratura, quella fluida che naviga. Non c’è carta . attorno, si vive di clik e non di scaffali.

    L’era veloce ha nello scatto la sua forza, sebbene l’italiano conservatore ami ancora voltare le pagine.

    Le strane morti di Aquileia è un caso curioso. Il giallo con dell’eros sparso dentro è firmato da Marco Dellera. «In realtà sulla mia carta d’identità è scritto tutt’altro; a volte – però – è necessario nascondersi», dice l’autore con un deciso piglio siculo.

    Intercettiamo il noir con la casualità tipica del luogo internettiano: il solito sfoglio digitale.

    – Ci scusi, signor Dellera, ma è piuttosto atipico che un siciliano di Marsala si spinga, seppur fantasticamente, nel profondo Nord-Est. Concorda?

    «Comprendo lo stupore. Una vita fa incontrai un vostro medico illustre, il professor Cecotto, e l’incanto friulano di campagne e città mi restò sulla pelle per tutta la strada del ritorno. Io e mia moglie ci ritornammo spesso e appena ci salta la voglia di vacanza pensiamo a lassù, anche adesso. Mio figlio si è laureato in Fisica a Trieste, faccia lei. Con tante università in giro, proprio là».

    A questo punto ci sta tutto l’ambient aquileiese-triestino dove il dottor Marco – di mestiere chimico e ora consulente farmaceutico – ha sparso morti, misteri e qualche pagina di corroborante sesso.

    «La scelta di contaminare le indagini con corpi caldi avvinghiati, non voglia sembrare gesto modaiolo, sulla scia delle trilogie acchiappadanaro. Mio padre è un docente di filosofia e, in casa, siamo abituati a ragionarci sulle cose. Bisogna leggere ’sta faccenda con in primo piano la ricerca dell’estasi fine a se stessa. Lui è incapace di innamorarsi, lei non riesce più ad amare. Soltanto il puro piacere soddisferà entrambi».

    Roberto Politi, guarda caso, nella storia è un chimico siciliano chiamato dalla famiglia Furlan per salvare i vitigni della tenuta friulana dall’oidio, un fungo resistente a qualunque trattamento.

    E il primo ad andarsene sarà l’enologo dell’azienda, trovato annegato nel tino numero quattro.

    E non è l’unico addio a far pulsare di dubbi le notti del commissario De Stefano. Bisogna dirlo: si fa divorare, ’sta vicenda.

    – Ci scusi. Perché mai si è infilato addosso un nome e un cognome posticci?

    «Non volevo mescolare il sacro, diciamo, del mestiere, al profano».

    – Volendo, oggi in quattro e quattr’otto si risale a chiunque.

    «Lo so, ma bisogna darsi da fare. E il risultato non è certo. Sono già sul prossimo libro. Sto esplorando mondi più vicini al mio. Diciamo le industrie farmaceutiche. Capisce perché sono diventato Dellera?

    – Perfettamente. Senza svelare troppo, però lei è come Camilleri. Si è messo a scrivere a una certà età…

    «Il paragone è fuori luogo. (Ride). Che poi questo sia il primo romanzo, è vero. Adesso sono più libero di un tempo e posso permettermi di stare davanti a un computer».

    – Chi mai volesse leggerselo, Le strane morti di Aquileia, non vada in libreria, ma sulle tante piattaforme per iBook. Basta digitare il titolo e sborsare 2.49 euro.

    «Il lungo e infruttuoso pellegrinaggio per le case editrici, mi hanno convinto alla scelta più semplice. “Bello”, “Intrigante”, mi scrivevano. “Lo pubblichiamo subito”. Lei, però, deve acquistare tot copie. Eccoli lì. Piuttosto

    l’avrei lasciato marcire in un cassetto, guardi. E così ho scoperto Narcisus, un sistema efficace per trasformare il tuo manoscritto in un iBook. Si vive di passaparola, di Facebook, di Twitter e delle recensioni dei lettori. Il gioco intriga, si fidi».

     

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    25 agosto 2015

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