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La presidente gela la sinistra e Sel vuole la verifica, anzi no

Il coordinatore critica la Serracchiani e chiede un incontro, ma è smentito dal capogruppo. Duriavig: non ci porta rispetto. Lauri lo bacchetta: non è vero, l’intesa in Fvg tiene

di Mattia Pertoldi

TRIESTE. Il coordinatore regionale di Sel, Marco Duriavig, attacca Debora Serracchiani – dopo le parole della numero due dem alla Leopolda contro i “gufi” a sinistra – chiedendo una verifica politica in Fvg, ma il capogruppo in Consiglio, Giulio Lauri, lo smentisce e tira dritto: il patto elettorale del 2013 è valido, funziona e non va minimamente messo in discussione.

E così, quello che doveva rappresentare, almeno nelle intenzioni di Duriavig, un affondo a Serracchiani si trasforma in una spaccatura, più o meno netta lo dirà il futuro, interna a Sel.

Tra chi, cioè, nel partito punta alla valorizzazione di un nuovo soggetto politico a sinistra del Pd, vedi Duriavig, e chi invece come Lauri, peraltro nemmeno informato in anticipo dal coordinatore regionale delle sue parole, vuole restare parte integrante del centrosinistra cercando, anzi, di esportare il modello di alleanza del Fvg anche in altre parti d’Italia.

«Le dichiarazioni della vice segretaria nazionale del Pd Debora Serracchiani – ha attaccato Duriavig – sono fonte di delusione e di grande rammarico. Capisco che sul palco della Leopolda ci si possa far ammaliare dall’aura di Renzi e del suo Governo, ma forse bisognerebbe essere più attenti e analitici su quello che succede dentro e fuori il Pd. Il sostegno di Verdini e la perdita di partecipazione sono un dato reale. Inoltre, per essere considerati di sinistra non basta dirlo ed esplicitare l’appartenenza al Partito socialista europeo, è necessario attuare politiche reali di contrasto alla povertà e di estensione dei diritti agli esclusi».

Questo, almeno, sul piano nazionale – dove Sel è all’opposizione –, ma Duriavig porta l’affondo anche su scala regionale.

Prima sottolineando come «Serracchiani dovrebbe portare più rispetto al pensiero politico di quella parte della sua maggioranza che con i suoi 18 mila voti ha permesso al centrosinistra di vincere le elezioni del 2013» e poi chiedendo «un chiarimento a lei e a tutto il Pd del Fvg per capire se vi siano ancora le condizioni per un’alleanza di governo in Regione».

Parole chiare, e dure, quelle di Duriavig il quale, però, a piazza Oberdan non siede (e non vota). A differenza di Giulio Lauri che in Consiglio regionale guida la truppa di eletti nelle fila di Sel e che smonta, parola per parola, l’atto d’accusa del suo coordinatore regionale.

«La presidente e il Pd – ha replicato dopo aver letto attentamente la nota di Duriavig – in Fvg non hanno mai mancato di rispetto a Sel. Anzi, assieme a loro portiamo avanti, da inizio legislatura, un lavoro comune e condiviso che ha portato a risultati eccellenti come la legge sul sostegno al reddito: la prima norma di questo tipo varata in Italia, da esportare nel resto del Paese e un esempio concreto di come si possano gettare le basi per un nuovo centrosinistra anche su scala nazionale».

Da qui al respingere al mittente la richiesta di verifica di maggioranza, quindi, il passo è breve. «Non vedo come potremmo mettere in discussione l’alleanza in Fvg – ha concluso Lauri – a meno non commettessimo, tutti, l’errore di fare precipitare, a livello locale, le divisioni registrate a Roma. L’atteggiamento deve essere esattamente opposto: salvaguardare tutti insieme questa esperienza, innovativa e che è in grado di produrre politiche in discontinuità con quelle del passato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

15 dicembre 2015

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