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Lo scrittore delle culture di confine narra i segreti della sua terra Non è vero che siamo “sotàns”, e le donne non stanno al fogolâr

di FABIANA DALLAVALLE

Angelo Floramo firma per Newton e Compton “Curiosità, storie inedite, misteri, aneddoti storici e luoghi sconosciuti di una regione tutta da scoprire”. Il libro, in uscita nei prossimi giorni, è un mosaico di storie mai ascoltate che esce dalla brillante penna di uno scrittore, intellettuale, e medievista per formazione, che ha pubblicato molti saggi e articoli specialistici e collabora con diverse riviste nazionali ed estere. Il consulente scientifico dal 2012 della Guarneriana di San Daniele del Friuli, (le sue visite guidate alla scoperta della biblioteca sono un’esperienza straordinaria), che ha già sperimentato con gusto le vie della narrazione con “Balkan Circus” (Ediciclio-Bottega Errante 2013, due edizioni, finalista al premio Albatros di Letteratura di viaggio), Guarneriana Segreta (Bottega Errante 2015, finalista al premio Latisana Nordest) e “L’osteria dei passi perduti” (Bottega Errante 2017), si misura ora con quella parte di storia non diacronica in grado di svelare aspetti inediti della nostra regione, con una particolarità: «Il punto di vista di un friulano. Sono partito dai primi reperti preistorici ai villaggi fortificati dell’età del Bronzo, e poi passato attraverso la presenza dei Celti, le testimonianze dei Longobardi e degli Slavi nella pianura friulana».

Ma non solo. Nel libro ci sono le storie inedite su Aquileia durante la lotta per le investiture, un affresco del Friuli medievale e della sua economia agro-silvo pastorale e molte altre vicende ancora poco note del Friuli, illuminate da una prosa in cui raramente accade di imbattersi. «Ci sono i fatti che coinvolgono la famiglia dei Savorgnan, il passaggio dall’amministrazione francese agli Asburgo, la lunga dominazione viennese. Fino ad arrivare alle due grandi guerre, al rinnovamento della regione che ne seguì e all’episodio tragico del 6 maggio 1976: il distruttivo terremoto».

Il libro apre con un capitolo dedicato alle donne e intitolato “Feminis: ritratti di donne friulane”. «Leggendo la storia – racconta Floramo – si sfata il mito che vuole gli uomini sòtans e le donne legate alla tradizione, dedite alla cura della casa e dei figli. Ho esplorato le fonti della tarda antichità e scoperto nomi femminili che hanno segnato la storia con il loro passaggio. Ed ecco la vicenda di Bassilla, una mima aquileiese, il termine “bassilà” viene probabilmente da li, elogiata in un bassorilievo per essere donna di circo, di grande bravura e in tempi in cui le donne non avevano alcuna possibilità di mettersi in luce per particolari doti artistiche. E poi c’è Marta Fiascaris, la strega di San Daniele, che strega non era affatto, anzi era donna “eretica”, in quanto sapeva leggere se stessa in termini di libertà e indipendenza, totalmente fuori dagli schemi».

In un capitolo si parla delle “Strade di gusto e di sapori nel Friuli di collina” e molte pagine sono dedicate a “La terra dell’orcolàt: il Friuli, paese di terremoti e primule”. «Il modello Friuli – suggerisce lo studioso – ha radici antiche. Cercando negli archivi, già con il terremoto del 922 emerge lo spirito di una classe egemone patriarcale forte capace di reagire alla tragedia attraverso la cultura, aprendo biblioteche, costruendo Abbazie, così come, dopo il terremoto del 76’ la fondazione dell’Università, e la realtà delle comunità delle tendopoli, furono i segni tangibili di come un popolo sapeva reagire attraverso il sapere».

Un libro che vuole essere un contributo per far sentire i lettori friulani come appartenenti a una realtà poliforme, e tutti gli altri come debitori della storia che li precede. “Siamo stati raccontati sempre come una periferia, una Regione negletta. In realtà la storia ci dice che siamo il cuore.

 Molti dei popoli che hanno attraversato le nostre terre, i Goti, i Longobardi, sono diventati parti di noi. I friulani non sono una riserva indiana, la nostra identità è pluralità. E possiamo continuare ad esserlo. Siamo un modello operativo dell’Europa.”

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27 novembre 2017
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