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    06/04/2014    
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    14/04/2014    
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    22/04/2014    
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    ‘Petra’ vince l’Aquileia Film Festival

    Il film del regista Gary Glassman, che svela la storia della città di pietra perduta al confine di tre grandi deserti e ricca di monumenti tra i più spettacolari e più misteriosi del mondo antico, si aggiudica la settima edizione

    30/07/2016

    Ed è Petra, il film di produzione statunitense del regista Gary Glassman il film vincitore della settima edizione dell’Aquileia Film Festival. La città di pietra perduta al confine di tre grandi deserti e ricca di monumenti tra i più spettacolari e più misteriosi del mondo antico ha conquistato i voti del pubblico  sbaragliando i concorrenti: Cercando Djeuthj che aveva portato gli spettatori tra tombe e geroglifici di Luxor si è aggiudicato il secondo posto e Santa Sofia che ha raccontato i misteri della gigantesca cupola della basilica di Istanbul il terzo.
    Il Premio Aquieia, un mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli è stato consegnato, in assenza del regista, al curatore della Rassegna del cinema di Rovereto Dario Di Blasi  dal direttore della Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi che ha voluto ringraziare il pubblico «per l’attenzione che ogni anno riserva alla manifestazione e che conferma come investire in proposte culturali di qualità sia una scelta vincente, una strada che la Fondazione Aquileia intende continuare a percorrere con progetti come Archeologia Ferita e con eventi come il Film Festival che tornerà nel 2017».
    L’evento organizzato dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con la Rassegna Internazionale del cinema archeologico di Rovereto e Archeologia Viva ha portato nei tre giorni ad Aquileia 4000 persone accorse in piazza stregate dal fascino dell’archeologia e dalla scoperta di culture lontane. Culture che sono state al centro delle conversazioni-intervista condotte da Piero Pruneti nelle tre serate: Franco Cardini  ha regalato al pubblico il suo sguardo sul mondo islamico e ha voluto sottolineare l’importanza del dialogo perché «siamo davanti a facce diverse della medesima cultura, composita, complessa. Odio e paura nascono dal non conoscere».
    Con Carlo Giovanni Cereti, addetto culturale dell’Ambasciata italiana a Tehran si è parlato del ruolo fondamentale della diplomazia culturale e dell’Iran di oggi, scoprendo una cultura che ha avuto molti contatti con il mondo occidentale.
    Ieri sera Valerio Massimo Manfredi ha ribadito che «l’archeologia ci mette in contatto con le nostre radici, il presente è sfuggente, precario, il passato invece sta fermo, può essere capito e studiato: le culture estinte devono essere un punto di riferimento per guardare al futuro con la speranza di non commettere gli stessi errori».
    Appuntamento a luglio 2017 per l’ottava edizione.

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