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    L’ex sindaco del Pci “stoppa” il cardinale-santo

    L’ex primo cittadino di Aquileia, Nevio Puntin, invia una lettera al postulatore della causa di canonizzazione del cardinal Costantini. «Fu una figura discussa e non sempre positivamente: non si oppose alla fucilazione di tanti soldati»

    di Enri Lisetto

    AQUILEIA. Un ex sindaco Pci “stoppa” la fama di santità di Celso Costantini. È quello di una città che annoverò il (poi) cardinale parroco, ovvero Aquileia. A firmare – sulla base dell’editto emanato dal vescovo Giuseppe Pellegrini – il documento è Lodovico Nevio Puntin, primo cittadino comunista dal 1975 al 1995 dell’ex capitale augustea e presidente della Fondazione istituto civico aquileiese Valmi Puntin, che ha inviato tre pagine di relazione sia alla cancelleria vescovile di Concordia-Pordenone sia al postulatore della causa don Adel Nasr.

    Celso Costantini fu una figura «discussa e non sempre positivamente» durante la sua presenza ad Aquileia come conservatore della basilica e parroco, dal 1915 al 1917, per il fatto che «nella sua attività pastorale trascurasse i più deboli, il popolo, schierandosi così smaccatamente per la guerra.

    Forse intendeva Aquileia come trampolino per fare carriera ecclesiastica, come poi avvenne. Fra le tante cose buone e belle che avrà fatto rimane quel buco nero delle fucilazioni di tanti soldati ad Aquileia, dove non risulta si sia opposto, come forse avrebbe dovuto fare un ministro di Dio, e il comportamento avuto verso i due confratelli fatti internare».

    Celso Costantini venne nominato parroco, annota Puntin, «soprattutto per essere gradito al supremo comando militare italiano». È nota la sua amicizia «con Gabriele D’Annunzio e con il massone Ugo Ojetti. Don Costantini si adoperò, con l’aiuto di Ojetti, per internare prima don Giovanni Meizlich (deceduto a Monfalcone nel 1946, nome italianizzato Mazzi, parroco di Aquileia dal 1913) e poi il cappellano don Francesco Spessot (internato il 3 ottobre 1915)».

    A causa delle «prediche interventiste, contadini cattolici aquileiesi abbandonarono la chiesa in disaccordo con don Costantini».

    Puntin cita le “Memorie di un protagonista della Bassa friulana” di Gastone Andrian e i testi di Giorgio Milocco e Bruno Fabio Pighin: «Si ricorda che don Costantini, durante la seconda messa domenicale riservata ai fanti spostati per il riposo o le cure negli ospedali da campo di Aquileia, esortava i soldati che sarebbero tornati al fronte sul vicino Carso a combattere contro i nemici per sconfiggerli.

    Chi ad Aquileia era schierato contro la guerra ricorda che al momento di rientrare al fronte per combattere i soldati supplicavano i superiori a non riportarli in quell’inferno, perché avevano famiglia. I comandanti del regio esercito optarono per la decimazione. Portarono i dissenzienti nel paludo e in località Durrida di Aquileia, oltre il ponte delle Vergini, i carabinieri hanno fucilato uno ogni dieci per dare l’esempio agli altri».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    15 novembre 2017

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