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«In Friuli le mie città ideali»

Palmanova e Aquileia nel saggio di Fabio Isman per il Mulino

di Melania Lunazzi

Esce oggi in libreria il libro del giornalista e scrittore di origini triestine Fabio Isman, “Andar per le città ideali”. Inserito nella collana “Ritrovare l’Italia” de Il Mulino, che comprende titoli dedicati a terme, palazzi, monasteri, ghetti, il volume traccia una storia della città ideale in Italia (e non solo) ricoprendo un arco temporale che va dai primordi fino al secondo dopoguerra, partendo dalla Bibbia e arrivando fino al 1958, anno in cui inizia la costruzione dell’umbra Scarzuola, in provincia di Terni. Tra le sedici città raccontate due esempi sono in terra friulana e sono esempi che non potevano mancare: Aquileia e Palmanova.

Aneddoti, curiosità, storie particolari e dettagli poco conosciuti sfilano in ciascun capitolo, tracciando un profilo della città ideale, frutto di visioni laiche o di cosmogonie esoteriche, di gradevole lettura. Nei capitoli introduttivi c’è una sintesi della storia della città ideale, quella rimasta sulla carta, a partire dalla Torre di Babele raccontata nella Genesi, passando per le colonie greche e romane, per la Città di Dio di Agostino e la città del Sole di Campanella; si va poi nel Rinascimento con le tre tavole della città di Urbino, ai due progetti mancati per la Sforzinda del Filarete a Utopia di Thomas More. Ma poi ci sono le città realizzate e ancora esistenti, tra le quali Aquileia (che è nel capitolo d’apertura), Pienza, Acaja, Palma (Palmanova), Terra del Sole in Romagna, Sabbioneta, Fertilia, San Martino al Cimino, Scarzuola.

«Aquileia era una città perfettamente pianificata. È stata la seconda colonia latina sopra il Po – dice Isman – le pietre raccontano che era un grandissimo porto e che la vita aveva luogo piú per via di mare che di terra. Ci sono diverse lapidi curiose: ne è stata trovata di una sarta che lavorava a domicilio ed era pagata a giornata, si chiamava Trosia Hilara “lanifica circlatixs”; un povero che lamentava la sua condizione “pane vino e ravanelli ecco la cena dei poveri” recita la sua lapide. Ma la cosa divertente è che è un palinsesto: c’è un punto dove si possono leggere chiaramente tutti i luoghi cronologicamente successivi dai pavimenti di una domus fino all’epoca di Carlo Magno. Anche dopo che il Patriarcato cambia sede resta sempre importante perché i patriarchi veneziani ne avranno il monopolio fino al Settecento». E su Palmanova? «Palmanova nasce formalmente come fortezza contro i turchi, in realtà non volevano dichiararlo per motivi politici, ma nasce contro gli Asburgo che volevano il famoso sbocco sul mare. Inizialmente viene chiamata la nuova Aquileia e cosí viene menzionata nella medaglia ideata dal patriarca Marcantonio Barbaro. È la meglio conservata, come lei c’è solo la città di Terra del Sole».

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

28 gennaio 2016

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