Il messale del patriarca racconta l’anima del Friuli nel Medioevo

Il prezioso codice ritrovato a Blackburn nella nuova edizione del volume edito dall’istituto Pio Paschini

di Cesare Scalon

Di un ricchissimo messale scritto e miniato a Roma agli inizi del XV secolo per il cardinale Antonio Pancera patriarca di Aquileia si erano da tempo perse le tracce.

Appartenuto ai duchi di St. Albans, fu acquistato da Robert Edward Hart (1878-1946) a Londra presso l’antiquario William H. Robinson e pervenne successivamente insieme alla collezione Hart, per testamento, al Museum and Art Gallery di Blackburn nel Lancashire (Regno Unito).

Il ricco apparato miniato del codice, che comprende una Crocifissione a piena pagina affiancata da un mirabile compianto sul Cristo morto, oltre a 50 iniziali istoriate e 177 iniziali decorate, fu realizzato in una bottega di miniatori che lavorava per papa Bonifacio VIII e per la sua corte.

L’individuazione del committente nella persona del patriarca aquileiese (†1431) è stata possibile grazie al riconoscimento del suo stemma inserito in tre diverse punti del codice, che raffigurano il patriarca orante in vesti purpuree.

Il messale Pancera, ora conservato a Blackburn, è uno dei codici che giustificherebbe da solo con le sue splendide miniature la nuova edizione dei “Libri dei patriarchi” promossa dall’Istituto Pio Paschini per la storia della Chiesa in Friuli e dalla Deputazione di storia patria per il Friuli da me diretta in collaborazione con un gruppo di studiosi italiani e stranieri.

Il titolo del volume vuole evidenziare l’importanza avuta dai patriarchi di Aquileia quali committenti o possessori di alcune tra le più prestigiose produzioni librarie di questo periodo e al tempo stesso ricordare il ruolo centrale dei patriarchi e del patriarcato nella formazione dell’identità politico-culturale del Friuli.

Scopo del lavoro era di ricostruire un percorso della cultura scritta del Friuli attraverso una selezione di libri manoscritti prodotti o circolanti nella regione dalla tarda antichità agli inizi del Rinascimento.

Si tratta di oltre un centinaio di codici conservati non solo in prestigiose istituzioni locali quali la Guarneriana di San Daniele, il Museo Archeologico Nazionale di Cividale o la Biblioteca Patriarcale di Udine, ma anche in alcune fra le principali biblioteche europee e americane, dalla Vaticana di Roma alla Marciana di Venezia, dalla Bodleiana di Oxford alla Nazionale di Parigi, dalla Staatsbibliothek di Berlino al Paul Getty Museum di Los Angeles.

Ne esce un percorso affascinante, una mostra virtuale allestita attraverso le pagine di questo volume. Le ampie introduzioni ai vari capitoli e le schede dedicate ai singoli codici mettono il lettore di fronte non a semplici reperti residuali del passato, ma a testimonianze vive che rendono presenti luoghi e persone e spiegano momenti importanti e significativi della nostra storia, valori fondanti la nostra civiltà, circolazione di idee, amore per il bello in tutte le sue espressioni dalle arti figurative alla musica.

Il racconto si apre con l’Evangeliario Forogiuliese, un libro che la tradizione medievale attribuiva alla mano di san Marco evangelista, e si chiude idealmente con il Pontificale Grimani scritto e miniato per il patriarca Giovanni Grimani nella prima metà del Cinquecento da Francesco Salviati, collaboratore di Raffaello.

In mezzo il racconto si snoda presentando in successione i manoscritti ottoniani un tempo conservati ad Aquileia, i grandi corali del Trecento, i libri scolastici e i libri della letteratura in volgare, i testi della scienza e della tecnica, la straordinaria raccolta umanistica lasciata da Guarnerio d’Artegna alla comunità di San Daniele. —

05 dicembre 2018

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