Gli austriaci e i tedeschi trainano il turismo in Fvg

Cresce il settore: +6,6% gli arrivi e +3,6% le presenze. A Grado e Lignano cifre ok ma italiani in frenata. Exploit della montagna. Resta bassa la permanenza media

di Marco Ballico

UDINE Austriaci e tedeschi continuano a trascinare il turismo della regione. Da maggio a settembre i numeri sono all’insù sia per gli arrivi (1,5 milioni, 95 mila in più dello stesso periodo 2017, pari a un +6,6%) che per le presenze (5,2 milioni, 185 mila in più di un anno fa, +3,6%). Ma sono appunto gli stranieri (con Austria e Germania che pesano ben oltre la metà del dato estero) a far segnare i dati migliori: +7,9% gli arrivi (italiani al +4,6%), +4,8% le presenze (italiani al +1,8%).

Nel palazzo della Regione di Udine l’assessore al Turismo Sergio Bini e il neo direttore generale di PromoTurismo Fvg Lucio Gomiero si lanciano anche nelle previsioni. A fine anno si sfioreranno i 9 milioni di presenze, con quasi 2,6 milioni di arrivi e una crescita superiore al 3%, ma inferiore al tasso annuo medio 2014-17 (presenze al +4,9%). La criticità rimane la permanenza media (tre giorni e mezzo), nodo da cercare di risolvere con il prossimo piano di settore, un lavoro in itinere con capitoli che riguarderanno contesto, prodotto, promozione, comunicazione e organizzazione. Gomiero anticipa tra l’altro la volontà di «unire ciò che è diviso, ovvero stampa, social e web, per realizzare una comunicazione integrata e con valorizzazione di elementi diversi rispetto a quelli identificati e promossi fino ad oggi, oltre a creare e potenziare sistemi territoriali di informazione distribuita per agganciare meglio il turista». Come trattenerlo? «Dobbiamo coinvolgerlo maggiormente anche attraverso il turismo slow e una strategia che dovremo approntare», osserva il dg, mentre Bini apre al «turismo 2.0, mettendo a denominatore comune le nostre offerte per sfruttarle in tutta la loro potenzialità»

La fotografia scattata ieri conferma la crescita di tutte le località, eccezione fatta per Pordenone. Bene il mare (+4,9% gli arrivi, +1,7% le presenze), anche se c’è la frenata degli italiani a Grado, Aquileia e Palmanova (-1,2% gli arrivi, ma nel totale c’è il 3,1% sia negli arrivi che nelle presenze). Pure Lignano va all’indietro sugli italiani (presenze al -1,8%), ma complessivamente è al +5,9% negli arrivi e al +1% nelle presenze. Meglio ancora i poli montani: fanno segnare un incremento del 8,2% negli arrivi e del 6,3% nelle presenze con arrivi in doppia cifra in Carnia (+12,4%) e il solo segno “meno” degli arrivi stranieri nell’ambito Piancavallo e Dolomiti friulane (-2,9%).

Sono però nuovamente gli stranieri a riempire le città. Nel macroambito sono aumentati del 11,3% (con le presenze al +13%). Gorizia è addirittura al +19,8% negli arrivi e al +30,5% nelle presenze ma, spiega la Regione, quest’anno c’è stata la rilevazione su alcune strutture precedentemente non considerate. In un confronto più omogeneo crescono anche Trieste (arrivi +6,2%, presenze +4%) e Udine (arrivi +10,1%, presenze +3,4%), con la sola Pordenone (arrivi -0,6%, presenze -0,5%) in controtendenza. Il dettaglio mensile aiuta poi a comprendere come la stagione turistica si sta allungando, con i mesi di maggio (+39,5%) e settembre (+9,7%) in forte crescita negli arrivi, a compensare il calo di giugno (-6,8%) e, seppure lieve, di agosto (-0,2%).

Nel resoconto entrano anche i 100.000 passaggi in funivia sul monte Lussari, i 15.000 a Sella Nevea e il +40% di corse sul bob a Piancavallo. —

01 novembre 2018

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