16 dicembre 2018

Da Galerio a Costantino 600 anni di grande civiltà

ROMA. «Seppure sia impresa ardua presentare sei secoli di presenza romana con l’ausilio di una sessantina di oggetti soltanto, la mostra “Tesori e Imperatori. Lo Splendore della Serbia Romana” rappresenta il tentativo di raccontare la storia di una grande cultura che ha lasciato un marchio indelebile sul territorio dell’attuale Serbia». Bojana Boric-Breskovic, direttrice del Museo nazionale di Belgrado, commenta così l’esposizione ad Aquileia presentata ieri a Roma. Nel suo testo di presentazione non a caso parla di “tracce fondamentali”, ma anche dell’importanza dei beni culturali nel momento in cui costituiscono l’identità di una nazione. L’attenzione va quindi verso un Paese che, in una lontana epoca d’oro, era uno degli snodi fondamentali di un Impero universale. Oggi, nei confini ormai mutati nella forma, nella sostanza e nella dimensione, si ritrova comunque una possibilità di collegamento tra popoli contigui accomunati da una grande storia. Un concetto, questo, quasi senza tempo per chi può vantare un ricco passato alle spalle.

La selezione di reperti esposti ad Aquileia rivela, in ogni caso, aspetti fondamentali della presenza romana. L’arco temporale copre 600 anni, durante i quali diverse relazioni sociali e impulsi culturali provenienti dal territorio italico e dalle province orientali raggiunsero i Balcani. Grazie alla sua posizione geografica e al suo straordinario sviluppo, Aquileia divenne un faro culturale, attraverso il quale gli usi dell’Italia settentrionale si propagarono verso la ex Jugoslavia.

Il territorio dell’attuale Serbia apparteneva alle province di frontiera, in cui accadimenti turbolenti si susseguirono in rapida successione. Eventi cruciali, quali l’ascesa al potere di Diocleziano prima e di Costantino poi. «Questa è stata anche la terra natale di tutti i 17 imperatori successivi, incluso Costantino, che era nato a Naissus, oggi Nis. Il suo predecessore, Galerio, eresse un magnifico palazzo, Felix Romuliana, nel luogo in cui era nato, l’attuale Zajecar, nella Serbia orientale. Era lí che aspirava a stabilirsi dopo l’abdicazione, ma la morte lo colse prima».

I ritratti dei due imperatori sono stati ritrovati a Naissus e a Romuliana, quello di Costantino in bronzo, quello di Galerio in porfido. «Presentati alla mostra “Tesori e Imperatori. Lo Splendore della Serbia Romana”, questi ritratti sono preziosi reperti con cui il Museo Nazionale di Belgrado assieme a inestimabili pezzi provenienti da altri sette musei e da una collezione privata, intende sottolineare ai visitatori di Aquileia, dell’Italia tutta e di altri Paesi europei l’importanza che il territorio compreso nell’attuale Serbia rivesti nella compagine dell’Impero Romano dagli inizi del I secolo dopo Cristo».

Oltre alla conquista di questi nuovi territori da parte dell’esercito romano, la mostra mette in luce un altro aspetto: come una potenza militare può coltivare uno splendore cerimoniale. «Gli elmi con maschera rinvenuti lungo la sempre minacciata frontiera del limes romano, a Kostol (Pontes) e a Smederevo (Vinceia), facevano parte dell’equipaggiamento da parata dei soldati romani. L’esercito romano rivesti però un ruolo decisivo anche nella guerra civile. Testimoni del conflitto per la supremazia tra Costantino e Licinio sono i tre elmi da parata provenienti dall’attuale Srem, uno da Jarak e due da Berkasovo. Uno di questi ultimi due, dorato e tempestato di elementi in pasta vitrea multicolore a imitazione delle pietre dure, è un vero capolavoro dell’artigianato artistico romano. Il presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi, ex ambasciatore della Repubblica italiana in Serbia e, soprattutto, grande amico del nostro Paese, ha realizzato l’importanza di questa manifestazione e il suo ruolo significativo nell’acquisizione di una migliore conoscenza dei fenomeni culturali e nella cura delle relazioni tradizionalmente buone tra i nostri Paesi». «Vladan Vukosavljevic, ministro della Cultura e dell’Informazione della Repubblica di Serbia, è della stessa opinione e per questo il Ministero di cui egli è responsabile ha sostenuto incondizionatamente questo progetto di cooperazione culturale tra Serbia e Italia», – spiega l’esperta, che conclude: «La bellissima cornice di Palazzo Meizlik e il luogo più adatto in cui i capolavori della civiltà romana rinvenuti in Serbia ed esposti in mostra sotto l’attenta supervisione del direttore della Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi, possono testimoniare come la pietra angolare della civiltà europea contemporanea sia stata collocata 2000 anni fa e sia tutt’ora perfettamente riconoscibile attraverso l’eredita dell’età romana». (e.mass.)

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09 marzo 2018

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