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    della Provincia di Udine   Carissimi e Carissime, sono ad anticiparvi che venerdì 31 ottobre 2014 alle ore 20.30 avremo a Udine, all'albergo Astoria (Piazza [...]
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    04/11/2014    
    20:30
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    Aquileia: trovate le fondazioni delle cinte murarie della città antica

    di Paola Treppo

    AQUILEIA (Udine) – Nuove importanti scoperte archeologiche sull’Aquileia tardoantica nei fondi Pasqualis: sono venute alla luce le fondazioni delle cinte murarie dell’antica città, realizzate recuperando i materiali costruttivi da altri monumenti urbani tra cui basi di statue con iscrizione, elementi di cornici modanate e colonne.

    Sul fiume Natissa
    Il terreno era stato già parzialmente indagato nel 1953, 1954 da parte di Giovanni Brusin che aveva individuato varie strutture tardoantiche, in particolare tre aree pavimentate in lastre lapidee, interpretate come piazze per la vendita di merci, e due cinte murarie parallele fra loro e al fiume Natissa: nonostante i numerosi dati emersi con quegli scavi, molte erano le questioni rimaste irrisolte su questo settore di centrale importanza per la storia della città.

    Il lievo con il drone
    In collaborazione con Esplora Srl, dopo aver condotto un rilievo con un drone delle murature rimaste alla luce dopo gli scavi novecenteschi e aperte alla visita del pubblico e una prospezione geofisica su tutto l’areale, con la campagna 2018 si sono aperti due ampi settori di scavo, col supporto logistico della ditta Sap, confermando alcuni dati noti, ma anche rivelando assolute novità.

    Travi bruciate e cumuli di semi di cereali
    Il saggio aperto sul lastricato più occidentale ha messo in luce almeno tre fasi di frequentazione precedenti, che coprono un arco cronologico dal I al V secolo dopo Cristo, caratterizzate da murature e pilastri che potranno essere capiti solo ampliando il saggio in estensione. Di grande interesse è un livello di travi bruciate, dove si sono raccolti cumuli di semi di cereali, probabilmente in origine contenuti in sacchi, che grazie alle analisi paleobotaniche potranno fornire dati di grande utilità sull’alimentazione del tempo.

    Il saggio aperto fra le due cinte murarie ha confermato la datazione di quella più interna nel IV secolo e di quella più esterna nel V dopo Cristo, rivelandone le tecniche di fondazione prima non note e aprendo nuove riflessioni sul loro significato nel quadro della complessiva storia urbana: il possente muro interno fu realizzato recuperando i materiali costruttivi da altri monumenti urbani: basi di statue con iscrizione, elementi di cornici modanate e colonne, per realizzare così una robusta struttura fortificatoria in un momento di pressanti esigenze difensive; di grande importanza per ricostruire l’alzato è stato il rinvenimento del crollo di un ampio settore della sua facciata, costituita da ricorsi di mattoni e altri di blocchi lapidei e dotata anche di una piccola feritoia.

    Le piazze dell’antico porto
    Il muro più esterno, invece, costruito mediante un preliminare consolidamento del terreno con pali di legno e anfore rinvenuti in ottimo stato di conservazione, era invece caratterizzato da alcune aperture con rampe di risalita verso le piazze, con buona probabilità connesse ad approdi sul fiume, funzionali al rifornimento delle aree di vendita.

    A sud della basilica
    I risultati preliminari dei due saggi confermano dunque la stretta connessione fra il fiume, le mura e le piazze: il complesso unitario, posto immediatamente a sud della basilica, doveva giocare un ruolo cruciale nell’urbanistica e nella vita economica e sociale di una fase di grande vitalità di Aquileia quale fu il tardoantico. Durante lo scavo, l’area è sempre rimasta aperta al pubblico e con l’aiuto degli studenti si sono organizzate spiegazioni e visite guidate ai lavori, in un’interessante esperienza di archeologia pubblica e condivisa.

    Chi ha eseguito lo scavo
    Una equipe di studenti, dottori di ricerca e dottorandi dell’Università di Verona del Dipartimento culture e civiltà, sotto la direzione di Patrizia Basso e in collaborazione con Diana Dobreva, ha avviato lo scorso mese di giugno una ricerca archeologica nell’area del Fondo ex Pasqualis, all’estremità sud-occidentale di Aquileia, Fondo conferito alla Fondazione Aquileia nel 2008. I lavori sono stati condotti su concessione ministeriale, in accordo con la Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia e in particolare con Paola Ventura, in collaborazione scientifica col direttore della Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi, e con il sostegno economico della stessa Fondazione.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    Venerdì 6 Luglio 2018, 08:38

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