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La presidente traccia il bilancio di quattro anni e mezzo di governo. «Rivendico la capacità di questa maggioranza di giocare in attacco»

di Anna Buttazzoni

Parlamento o Regione. Roma o Trieste. Mentre sono aperte le scommesse sul suo futuro la presidente Debora Serracchiani scommette sul Fvg. «Su una Regione che deve continuare a correre, adesso che il motore è riavviato», sostiene. Serracchiani sta per compiere l’ultimo giro di boa della legislatura. Nella prossima si dovrà puntellare il rilancio economico, mantenere in sicurezza le infrastrutture, potenziare i ruoli nazionale e internazionale della regione. «Accompagnare un Fvg aperto e ambizioso nella scalata alle posizioni che merita». È il congedo? Può essere. Le scommesse si pagano a fine corsa.

Presidente, il Friuli quali posizioni ha scalato?

«Se guardo la fotografia del Fvg vedo territori con vocazioni diverse che si stanno compiendo. Commercio, turismo, agroalimentare, industria – manifatturiera, del legno-arredo, degli elettrodomestici – e ricerca, sono settori in crescita. I 50 milioni per il nodo di Udine, i 40 per il polo chimico di Torviscosa, la piattaforma dell’agroalimentare, il rilancio della montagna, le fusioni di consorzi, le grandi operazioni culturali di Aquileia, Villa Manin, Palmanova nell’Unesco, sono solo alcuni esempi di un impegno puntuale a valorizzare le vocazioni del Friuli».

A Trieste le zone franche e Porto vecchio come diventeranno traino per la regione?

«Dopo tanto tempo a Trieste le opportunità sono diventate concrete e non sono più occasioni perse. Il lavoro fatto in questi anni con Governo e amministrazione locale ci ha permesso di raggiungere traguardi impensabili fino a oggi. È stata importate la scelta degli uomini alla guida dello scalo. Rivendico come un grande successo il decreto attuativo sul Porto franco, che attendevamo dal 1954, senza il quale non ci potrebbe essere la prima e unica area franca europea, dove non si pagano le tasse e si possono realizzare attività industriali. Poi c’è l’occasione di Porto vecchio ora sdemanializzato. Erano possibilità che Trieste sembrava non vedere e oggi le abbiamo trasformate in opportunità per tutto il Fvg».

Come vanno colte?

«Con il “porto regione”. Al comitato di gestione dell’Autorità portuale abbiamo appena approvato il piano triennale che dà concretezza al nostro obiettivo: il collegamento tra i porti di Trieste, Monfalcone e San Giorgio di Nogaro e il legame sempre più stretto tra gli interporti di Fernetti, Gorizia, Cervignano, Pordenone. Questo sviluppo integrato che intreccia e moltiplica la capacità produttiva delle imprese del Friuli con le infrastrutture strategiche, quindi anche autostrada e aeroporto, è esattamente il “porto regione” di cui parlavamo ancora nel 2012. È l’intero Fvg come vera piattaforma logistica in chiave 4.0».

Sulle riforme, dalle Uti alla Sanità, ci sono molte tensioni. Cosa si doveva fare meglio?

«Sulle Uti c’è stata la volontà di riformare il sistema istituzionale e regionale portando i territori a fare squadra perché solo così sono più forti, possono rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini e far fronte alle risorse in calo. Si poteva fare meglio? Sì. Poteva esserci maggiore condivisione? Sì. Ma non si poteva giocare al ribasso e fare riforme che fossero tali solo sulla carta. Chi ha creduto nella riforma ora tocca con mano i suoi effetti positivi».

Con i sindaci ribelli non si poteva trovare una mediazione?

«Le intese per lo sviluppo sono state un segnale importante che mi auguro convinca i sindaci a coglierne la portata. Sono però consapevole che oggi le ragioni politiche prevarranno sulle ragioni amministrative. Constato anche che ci sono capoluoghi importanti guidati dal centrodestra, come Gorizia, Trieste e Pordenone, che hanno aderito alle Uti».

Il Numero unico dell’emergenza 112 è decollato ma mostra diverse fragilità. Come le risolverete?

«Siamo stati la seconda regione in Italia ad attuare un modello elaborato a livello europeo e nazionale. Il Nue opera da filtro rispetto alle centrali di emergenza, sanitarie e non solo. Gli operatori del 112, che voglio ringraziare per l’enorme lavoro che svolgono e la grande professionalità, si limitano a smistare le telefonate. La scelta di agire in questo modo è stata fatta dal governo Berlusconi con Roberto Maroni ministro dell’Interno. In caso di fenomeni eccezionali, come il maltempo dei giorni scorsi, il sistema prima andava in tilt e la linea cadeva. Adesso si resta in attesa, anche se a volte con attese lunghe. Possiamo migliorare il servizio nei tempi e nelle procedure, e lo stiamo facendo».

Le imprese stanno ricominciando ad assumere ma non trovano personale. Come colmare il vuoto?

«La figura di un tecnico o di un operaio è molto cambiata, richiede competenze più elevate. La formazione deve puntare sempre più su innovazione e tecnologia e le istituzioni scolastiche si stanno adeguando. L’Agenzia regionale del lavoro sta rafforzando il contatto tra domanda e offerta, e al tempo stesso stiamo accelerando sulla formazione per creare professionalità da inserire nei nuovi posti di lavoro, negli insediamenti industriali che si sono ripresi e modernizzati. Con tutta la prudenza del caso, osserverei che se le aziende riprendono a reclutare significa che l’economia sta ripartendo sul serio».

A che punto è il rinnovo del patto finanziario con Roma?

«Stiamo lavorando a un’intesa che, pur rendendoci partecipi all’abbattimento della spesa pubblica nazionale, ci dia certezza di risorse per i prossimi anni, così da stabilizzare il bilancio e mantenere l’equilibrio tra compartecipazioni e funzioni acquisite nel tempo dalla Regione. Far valere la propria Autonomia non è un annuncio né un manifesto, è un esercizio quotidiano praticato attraverso comportamenti virtuosi ma anche impugnando leggi e decreti che ci sfavoriscono. Nell’ultima circostanza la nostra Regione ha portato a casa 70 milioni per il 2017 e altri 120 milioni per il 2018. L’esercizio quotidiano delle nostre prerogative avrà effetti anche sul rinnovo del Padoan-Serracchiani».

In regione restano due Camere di commercio, al Governo ne avevate chiesta una. È un’occasione persa? La dimostrazione che in Fvg non si può far squadra?

«A volte non fare squadra è stato il nostro limite ma sono fiduciosa che supereremo anche quello steccato. Restiamo convinti che la strada sia l’ente unico regionale, un solo contenitore che garantisca le specificità e con presidi territoriali. Oggi la riforma delle Cciaa prevede il contenitore unico entro il 2020. Sono convinta che le nostre realtà possano dialogare per arrivarci nei tempi previsti».

Ha un rammarico?

«Sì. Posso dire di aver solo scalfito, non di più, quelli che qualcuno definisce poteri forti, che amano tenere la regione con la testa sotto l’acqua perché così è più facile da governare, che amano avere orizzonti a breve termine perché così è più semplice per le loro poltrone. Alla fine i nomi sono sempre gli stessi».

Può farne qualcuno?

«No, anche perché non è necessario. Credo molto nel cambiamento, che non va annunciato ma realizzato. Però è solo nel cercare di cambiare le cose che ti rendi contro di quello che c’è dietro».

Di cosa è più soddisfatta?

«Rivendico la capacità di questa maggioranza di centrosinistra a giocare sempre all’attacco, con una visione molto chiara della regione, che va dal rafforzamento dei territori a una maggiore coesione, dalle vocazioni più ampie delle diverse realtà al rifiuto di chiudersi nei confini, fino alla conquista di un forte ruolo nazionale e internazionale. Abbiamo lanciato sfide. Centrodestra e M5s, invece, nonostante tutti questi anni di opposizione, non so ancora che idea abbiano della regione, salvo gli annunci, un giorno sì e uno anche, contro le riforme che noi abbiamo messo in campo e contro la visione moderna e internazionale del Fvg che abbiamo saputo darci come orizzonte».

Quando scioglierà le riserve sul suo futuro?

«Nelle prossime settimane, quando i tempi saranno maturi. E farò la scelta migliore per il Fvg».

Il centrodestra è affollato di candidati alla presidenza della Regione, il centrosinistra no. Non siete in ritardo?

«No, stiamo governando e abbiamo alcuni passi da completare».

Farete le primarie, anche fosse lei la candidata?

«Decideremo in base a ciò che vorrà il Pd e alle esigenze della coalizione che metteremo in campo. Non siamo legati alle primarie a prescindere, è uno strumento che finora abbiamo sempre utilizzato e sul quale non ci tiriamo indietro. Ma ricordo che nel 2012 mi candidai a guidare la Regione lanciando la sfida delle primarie, nessuno raccolse quella sfida».

Crede in un ritorno di Riccardo Illy?

«Bisogna chiederlo a lui. Tutti sanno che è una grande risorsa. Credo anche che vada rispettata la sua coerenza, la scelta di lasciare la politica dopo la sentenza della Cassazione».

Pordenone e Gorizia chiedono il rinnovo della segreteria regionale in autunno. Condivide?

«La segreteria nazionale, di cui faccio parte, ha stabilito entro ottobre i congressi provinciali e il rinvio dei regionali a scadenza. Ho fatto il segretario regionale e so che non è semplice. Non mi iscrivo al partito di chi pensa che la soluzione sia cambiare una persona sola. Serve un lavoro profondo, di squadra, perché siamo al Governo, situazione sempre più difficile rispetto all’opposizione».

Che Regione si troverà a guidare il prossimo governatore?

«Se qualcuno pensa di aspettare che passi la nottata distruggendo quello che è stato fatto, fermandosi al lato della strada e spegnendo il motore della macchina che abbiamo riavviato, beh si assumerà il rischio di far perdere l’ennesima occasione a una regione che viceversa ha bisogno di continuare a correre spedita verso i traguardi che ha davanti. Traguardi che investono il consolidamento del rilancio dell’economia, il completamento di infrastrutture sbloccate – dalla terza corsia al polo intermodale dell’aeroporto –, il rafforzamento delle relazioni internazionali e la necessità di irrobustire ancora il nostro forte ruolo nazionale.

Se non avessimo segnato quelle strade non avremmo raggiunto molti obiettivi. E non si è trattato solo di buoni rapporti personali oppure di allineamento di pianeti, ma del valore aggiunto che abbiamo dato alle nostre politiche».

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15 agosto 2017

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