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Renzi “doppia” Orlando, al voto un iscritto su due

Chiusa la fase delle consultazioni nei circoli. In Fvg l’ex premier vola al 61,5%. Emiliano sotto il 2%. Grim difende l’affluenza: «Dati in linea con il passato»

di Gianpaolo Sarti

Matteo Renzi assieme a Debora...

Matteo Renzi assieme a Debora Serracchiani

TRIESTE La base dice Matteo Renzi. Anche il Friuli Venezia Giulia si avvia verso la chiusura della prima fase congressuale, quella delle consultazioni nei 158 circoli territoriali, che traghetta il partito alle primarie del 30 aprile.

Il verdetto è chiaro: l’ex premier potrà contare, in regione, su uno zoccolo duro del 61,5%. Il distacco su Andrea Orlando, fermo al 36,57%, non lascia molto spazio a interpretazioni e conferma grossomodo il trend di questi giorni. Michele Emiliano, invece, si ferma all’1,97%.

Percentuali in linea con quelle registrate a livello nazionale dove, al netto dell’immancabile guerre di cifre fornite dai vari comitati di supporter, Renzi è saldamente al comando oltre il 60% mentre Orlando veleggia intorno al 30. Emiliano, invece, fa mostra di essere ottimista e confida di aver raggiunto il 7%.

Tornando al Fvg i giochi, quando manca ancora un pungo di assemblee (113 su 140, quelle già sondate ieri), sono sostanzialmente fatti. Ma i dati conclusivi saranno comunque diramati domani in mattinata. Ha votato il 56,81% degli iscritti; un numero, questo, che stando all’analisi della segreteria del partito rispecchia le precedenti tornate, ma che sta già dando qualche argomento polemico alle varie anime dem in tema di attaccamento alla maglia dei tesserati.

Che Antonella Grim stoppa subito: «Siamo in linea con l’affluenza di quattro anni fa, non c’è stata una flessione». Allungando la lente di ingrandimento, sempre sul fronte partecipazione, si è votato di più a Pordenone (65,27%) , seguono Udine (57,96), Trieste (57,05%) e Gorizia (43,59%) su un totale di 1.876 preferenze valide.

I renziani sono più forti a Pordenone (63,87%) e a Udine (61,97%), un po’ meno a Gorizia (60,53%) e Trieste (58,77%). Ed è proprio nel capoluogo che Orlando riesce a raggranellare più consenso che nel resto della provincia (40,28%) portando a casa 3 punti percentuali e mezzo in più della media regionale.

Il ministro fa dunque meno presa nel Pordenonese (33,77%), nell’Isontino (35,96%), mentre in Friuli ottiene il 36,14%. Nei quattro territori provinciali Emiliano piace di più a Gorizia 3,51% ma nel capoluogo, ad esempio, sta sotto la soglia dell’1% (0,95%).

Il confronto nelle assemblee di questi giorni si è consumato a colpi di mozioni a sostegno dei tre candidati. Dibattiti che hanno in qualche modo hanno misurato la capacità di aggregazione dei rispettivi sfidanti. Debora Serracchiani ha fatto la sua parte, ieri pomeriggio, dando man forte a Renzi nel circolo di Udine.

Per la corsa alla segreteria del Pd l’operazione iscritti si conclude comunque ufficialmente oggi, come detto, mentre dal 10 aprile comincia la fase pubblica, con iniziative allargate alla cittadinanza.

«Ci saranno eventi e manifestazioni organizzate dai candidati e dai loro rappresentanti – rimarca Salvatore Spitaleri, coordinatore della commissione regionale del congresso – in preparazione delle primarie del 30 aprile, la giornata aperta alla votazione di tutti gli elettori del Partito democratico per l’elezione del segretario nazionale.

Ma questa fase è stata essenziale per il confronto sulle tesi congressuali – riflette – un ruolo che spetta agli iscritti con il loro contribuito alle mozioni, di cui diventano promotori. Istanze e proposte che sono state arricchite, limate nei contenuti e nei nodi principali. Per questo è importante il dibattito a livello territoriale».

Il ministro Orlando, come noto, mira anche a ricucire le distanze nelle diverse correnti della sinistra, lacerate dal referendum. Emliano, invece, ha puntato molto sul welfare e sulla coesione nazionale.

Dal canto suo Renzi ha giocato le sue fiche su un’inversione di rotta nel concepire l’idea di leadership: non più un uomo solo al comando, ma una conduzione del partito capace di guardare con alla “comunità”, per proseguire anche nel percorso delle riforme avviato fino a qualche mese fa.

La base, intanto, lo ha acclamato. «Il dato su quel 60% e passa – rileva Spitaleri – si è tendenzialmente stabilizzato a partire da lunedì. Poi, certo, in qualche circolo si è verificato un risultato diverso. Ad esempio a San Giorgio di Nogaro, per citare il caso più rilevante, ha vinto Orlando in modo netto: dieci a cinque. Ma la stragrande maggioranza in Fvg è renziana, anche in quei territori della sinistra che hanno sofferto la scissione in modo più forte».

Intanto, sul fronte nazionale, si riaccende a sinistra lo scontro sulla legge elettorale. Bersani e Speranza, in occasione del primo appuntamento di articolo 1-Mdp, hanno fatto capire di considerare il Mattarellum uno specchietto per allodole, sollecitando quindi il Parlamento ad agire. È ora che i partiti «smettano di cincischiare», gli ha fatto eco Massimo D’Alema che insiste nel sottolineare l’importanza che i cittadini tornino a scegliere gli eletti.

02 aprile 2017

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