Regionali Fvg, Berlusconi benedice ad Aquileia il ticket Fedriga-Riccardi

Il Cav tira la volata al candidato del Carroccio e investe l’azzurro come vice: «Sapranno rilanciare il Fvg». Tiene però banco la frase a Porzus sui grillini paragonati ai nazisti. «Ma non è mia» 

di Marco Ballico

Massimiliano Fedriga e Silvio Berlusconi

TRIESTE. «Dovete votare per questo signore alla mia destra». Silvio Berlusconi parla con Massimiliano Fedriga accanto. Ad Aquileia, all’hotel Patriarchi del vicepresidente della Provincia di Udine, l’azzurro di ferro Franco Mattiussi, la spinta al candidato presidente del centrodestra arriva anche dal leader di Forza Italia, in tour in regione nella settimana che porta alle elezioni del 29 aprile. Di Fedriga, in una sala piena di simpatizzanti, Berlusconi tesse le lodi in un intervento lungo mezz’ora. Aperto riprendendo quanto detto poco prima a Porzus sul Movimento 5 Stelle: «Di fronte a questa formazione politica ci sentiamo come gli ebrei al primo apparire della figura di Hitler».

Una frase «non mia, l’ho solo riferita – la precisazione ad Aquileia –. Il mio discorso è stato di pacificazione, ho invitato gli italiani a unirsi per conservare la democrazia, la libertà e per progredire tutti insieme verso un maggiore benessere. Concetti contrapposti a quella frase». Quindi, l’abbraccio al candidato del centrodestra: «Fedriga è stato capogruppo alla Camera della Lega, sempre in contatto con Fi, abbiamo amici comuni, il dialogo è sempre stato molto facile. È venuto da me e mi ha proposto un ticket. Lui con Riccardo Riccardi». Pochi dubbi, secondo l’ex Cavaliere: «Insieme credo potranno togliere il Friuli Venezia Giulia da situazioni che l’amministrazione di sinistra, per fortuna terminata, ha creato».

La ricostruzione di Berlusconi viene assecondata un attimo dopo dai diretti interessati. «Le forze politiche si sono contese la presidenza, com’è ovvio che sia, ma non è stato un gran premio tra persone», dice Riccardi. «Una cosa sono le chiacchiere, un’altra quando ci presentiamo uniti a ogni tornata elettorale e offriamo una prospettiva e una speranza alla nostra gente», aggiunge Fedriga tra gli applausi della platea azzurra e di Berlusconi seduto a fine incontro a fianco dei parlamentari di Fi.

L’ex presidente del Consiglio dà pure una mano sul programma. Elenca una serie di punti su cui lavorare: «Migliorare il servizio sanitario, introdurre tempi fissi per gli esami, ridurre la quota di corregionali che pensano di andare a farsi curare altrove. E va gestita l’immigrazione, con cui abbiamo esagerato: anche in Fvg avete superato il numero di immigrati concordati. Bisogna dire basta e provvedere al rimpatrio di chi non ha diritto di stare qui. E poi strade, scuola, sicurezza». Il governo? Si farà, assicura Berlusconi. E sarà di centrodestra: «Ci andremo noi, perché non c’è alcuna altra soluzione decente possibile. Alla fine di questa commedia presenteremo il nostro esecutivo, andremo in Parlamento con un programma di tre, quattro punti per i primi cento giorni, che troverà i cinquanta voti alla Camera e i venti al Senato che ci servono per diventare maggioranza. Non sarà però il buon senso dei parlamentari la chiave vincente. Punto sul terrore che hanno di tornare a casa». E poi, con il governo in carica, sarà tempo per «meno tasse, meno Stato, flat tax, mille euro al mese ai pensionati, mille euro alle mamme casalinghe, forze dell’ordine di nuovo in strada». E per la riforma costituzionale: «Gli italiani dovranno poter scegliere il presidente della Repubblica».

Se invece il governo non nascerà, «torneremo al voto e faremo una campagna elettorale che sconfiggerà tutti gli avversari. Semplicemente perché siamo i più bravi». Berlusconi, in albergo nella notte a Udine, continuerà la sua visita oggi e domani, quando sarà nella Venezia Giulia, sia a Trieste che a Gorizia, a quanto pare. Oggi l’incrocio con il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, pure lui in regione, come la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Nelle ore frenetiche delle trattative romane e di conseguenza dei programmi dei singoli politici, è però saltato il comizio a tre voci – Berlusconi, Salvini, Meloni – al quale nel centrodestra si stava cercando di lavorare.

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26 aprile 2018

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