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Serracchiani: «La specialità Fvg si salva spendendo meglio»

La presidente: dimostrare la nostra utilità ed essere modello Assenti metà parlamentari. Riccardi (Fi): sì a un’azione comune

di Anna Buttazzoni

UDINE. L’Autonomia speciale del Fvg va blindata. Con un’alleanza che unisca i partiti. Perché se le Regioni sono fuori moda, quelle a statuto Speciale sono già démodé. Le ricette sono diverse, ma la sfida è dimostrare di saper usare bene le proprie competenze e di saper spendere meglio le risorse, come ha detto ieri la presidente Fvg Debora Serracchiani davanti ai parlamentari (sette presenti su 19 e solo 7 giustificati) e ai capigruppo in Consiglio (tutti), convocati dal numero uno dell’Assemblea regionale, Franco Iacop (Pd) per trovare una strategia comune. La preoccupazione è alta, anche se il pericolo non sembra imminente perché nella riforma costituzionale in approvazione alle Camere, non c’è spazio per ridisegnare le Regioni.

Serracchiani è sicura che i vari piani, alcuni anche confusi e con accorpamenti di macroregioni “fai da te”, non troveranno spazio nella riforma. Ma alla prossima occasione, sì, perché da Roma – lo dicono i parlamentari – si leva l’idea di un nuovo centralismo che punta su Stato e Comuni. Il confronto con il Governo, quindi, va portato avanti fin d’ora, anche perché se Sicilia, Sardegna e Trentino Alto Adige non paiono sfiorate da un depotenziamento della Specialità, le Autonomie più vulnerabili, fragili, sembrano Fvg e Valle d’Aosta.

«Se è vero che le Regioni non vanno più di moda, e secondo alcuni quelle Speciali vanno ancora meno di moda, la sfida da portare a tutti i livelli istituzionali è garantire una Specialità che si riformula e diventa indispensabile per il Paese, nascendo dal buon utilizzo delle nostre competenze e dalla capacità di spendere bene assicurando ai cittadini dei servizi all’altezza. In passato – ha detto ieri Serracchiani – le Regioni non hanno saputo sfruttare appieno le opportunità date loro dalla riforma del Titolo V, sia in termini di competenze sia di controllo della spesa. Ma ora siamo chiamati ad affrontare una sfida importante e con i parlamentari e i capigruppo abbiamo condiviso l’opportunità che il tema diventi centrale anche nella nuova riforma istituzionale. In quel contesto la Specialità può essere un patrimonio a disposizione del Paese perché più utilizziamo al meglio competenze e risorse, più dimostriamo che c’è un modello di regionalismo e di Stato che riesce a garantire a tutti i livelli i servizi e a spendere bene i soldi». Serracchiani è netta sulla “rivoluzione” in discussione a Roma, anche dopo gli incontri della Commissione istituita al ministero degli Affari regionali per elaborare una ristrutturazione delle regioni, commissione che coinvolge anche il Fvg. «Abbiamo condiviso – ha assicurato la presidente – il fatto che la riforma del Titolo V e del Senato non prevede affatto la riscrittura dei confini regionali. Anche perché non ci sono le condizioni politiche perché la riforma venga nuovamente stravolta rivedendo i confini. Non ci sono i numeri in Parlamento e, viste le difficoltà con cui la legge costituzionale sta andando avanti, ritengo che questo non sia un tema attuale, anche se posto da molti gruppi politici, quindi affronteremo la discussione con tutta la capacità che abbiamo di dimostrare la nostra utilità».

Ma lo spettro di una futura riforma che tocchi le Regioni aleggia, eccome. È necessaria quindi un’intesa trasversale prima dell’assalto finale alle Specialità. E allora Iacop rifiuta il nuovo centralismo come panacea di tutti i mali. «Dopo l’ok in corso alla riforma costituzionale – ha affermato Iacop – potrebbe aprirsi un confronto sull’architettura dello Stato e il Fvg dovrà essere presente, dando un contributo con la sua esperienza e ribadendo la necessità che il regionalismo possa riprendere e rafforzare l’idea di uno Stato in chiave federalista».

Punta sulla squadra il capogruppo di Fi Riccardo Riccardi. «Lo Stato attacca le Regioni, le Regioni le ordinarie vogliono demolire le Speciali e qualcuno si è inventato anche le macroregioni. Ognuno di noi deve avere la forza e il coraggio – ha detto Riccardi – di convincere il proprio partito e, se serve, uscire anche dalla disciplina. O si riesce a spiegare che il centralismo statale è la concentrazione del potere, spesso in mano alla tecnocrazia, o subiremo la chiusura del Fvg. Guai a pensare che il pericolo sia scongiurato. Dobbiamo condividere un’idea sull’architettura dello Stato e avviare un’azione politica e istituzionale trasversale, sostenendola tutti insieme». Il prossimo passo sarà l’organizzazione di un seminario per un confronto sull’autonomia e la costituzione di una task force per affrontare le sfide lanciate ieri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

17 febbraio 2015

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