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Paritetica: Illy si è dimesso. Serracchiani: “Profondo rammarico”

Il motivo è la condanna per danno erariale decisa dalla Corte dei Conti

12.04.2014Riccardo Illy si è dimesso dalla presidenza della Commissione paritetica Stato-Regione, in seguito alla condanna in secondo grado della Corte dei Conti per la vicenda della vendita di edifici pubblici. E questa sua decisione ha innescato anche una richiesta di dimissioni  del presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, e del consigliere Enzo Marsilio, entrambi del Partito Democratico, da parte del Movimento 5 Stelle.

«Profondo rammarico» per le dimissioni di  viene espressa dalla presidente del Friuli-Venezia Giulia Debora Serracchiani. «Le dimissioni del presidente Illy – afferma Serracchiani in una nota – rappresentano di fatto una perdita per la Commissione, considerato il grande contributo in autorevolezza, concretezza ed equilibrio dell’ex presidente del Friuli-Venezia Giulia: un’autorevolezza riconosciuta trasversalmente da molte forze politiche. Non si può però che prendere atto della coerenza istituzionale di Illy – conclude – e rispettarne la decisione».

«Rimangono difficili da comprendere le ragioni per questo cambio totale di decisione dopo esserci stato un proscioglimento con formula piena in primo grado. Verificheremo serenamente le motivazioni». Così commenta la condanna il presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, commentando sui social network la condanna in secondo grado della Corte dei Conti per la vicenda della vendita di immobili regionali nel 2003 da parte della Giunta Illy. «Si è trattato di una scelta di un organo collegiale – prosegue Iacop – di cui mi devo assumere, ovviamente, quota parte della responsabilità pur non avendo avuto diretta responsabilità né nell’istruttoria, che compete all’apparato tecnico, né nella proposta della delibera, non avendo la competenza nella materia».

La prima sezione giurisdizionale centrale della Corte dei conti ha condannato l’ex governatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, al pagamento di 700 mila euro assieme a tutta la sua giunta regionale di centrosinistra, che ha amministrato dal 2003 al 2008. In primo grado nel 2012, le accuse della Procura regionale contabile, che riguardavano la vendita di due immobili di proprietà della Regione, erano state respinte per il mancato raggiungimento di prova della colpa grave. I pm contabili valutarono il danno in 960 mila euro, ma i giudici non accolsero le loro tesi e assolsero gli amministratori. Ora invece i magistrati di secondo grado hanno rivisto la sentenza e deciso che la somma da restituire sarà di 700 mila euro. Ogni membro della giunta dovrà pagarne il 10%. Gli assessori coinvolti oltre al presidente sono Gianfranco Moretton, Augusto Antonucci, Ezio Beltrame, Enrico Bertossi, Roberto Cosolini, Franco Iacop, Enzo Marsilio, Gianni Pecol Cominotto, Ludovico Sonego.

Al centro del giudizio «c’era la ridefinizione, da parte di componenti della giunta regionale Friuli Venezia Giulia, della procedura per la vendita degli immobili di proprietà regionale». Questa ridefinizione, avvenuta con la delibera 721 del 2004, secondo l’accusa era in contrasto con la legge regionale che disciplina «la vendita a trattativa privata degli immobili rimasti invenduti dopo le aste pubbliche». La legge regionale 57 del 1971 infatti, prevede che dopo un certo numero di aste pubbliche andate deserte, la Regione poteva iniziare delle trattative private per la vendita, ma senza scendere oltre una determinata soglia minima. Ma secondo i giudici contabili di secondo grado, con la delibera del 2004 questa soglia non veniva rispettata.

In particolare, dopo e a causa della delibera del 2004, si sono verificate due vendite che hanno portato un danno erariale, secondo la accusa, di 960mila euro. Il primo caso risale al 2007: «Nell’ambito del programma di dismissione dei beni immobili pubblici della regione Friuli Venezia Giulia ? si legge nella sentenza della Prima Sezione ? venivano venduti diversi immobili, tra i quali l’ex centrale Ersa di San Vito al Tagliamento”. In quel caso, dice la sentenza, la Regione subiva “un danno di 167. 900 euro». L’immobile infatti era stato venduto (seguendo la delibera del 2004 fatta dalla stessa giunta Illy) a 184mila euro invece che 351.900, ovvero la soglia minima prevista dalla legge del 1971. Peraltro l’immobile alla prima asta era partito dalla cifra di 690 mila euro.

Sempre nell’ambito del programma di dismissione dei beni immobili, nel 2007 veniva venduto anche l’ex ospedale civile di Palmanova. Anche in quel caso si passò da un prezzo d’asta iniziale di 3,3 milioni di euro, agli 890 mila euro al momento della vendita finale tramite trattativa privata. Secondo la legge del 1971 la soglia minima in questo caso avrebbe dovuto essere, secondo l’accusa, di 1 milione 683 mila euro. Da ciò un danno di 793 mila euro.

Il collegio ha deciso di ridurre la cifra da 960 mila a 700 mila «tenuto conto della circostanza obiettiva dei vantaggi economici comunque conseguiti dalla Regione a seguito della vendita degli immobili, nonché della flessibilità dei valori di mercato in diminuzione». Riccardo Illy e i suoi assessori potranno presentare ricorso contro la sentenza in Corte di Cassazione.

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