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Serracchiani: «Nozze gay, ma non per via giudiziaria»

Lo scontro sulle trascrizioni. Dopo le critiche di Arcigay per l’annullamento, la governatrice assicura: «Non siamo in guerra col governo»

UDINE. «Non sono “in guerra” con il Governo. Ho le mie convinzioni sui diritti civili, che ho espresso in più circostanze e che mantengo. E ribadisco che non credo alla “via giudiziaria” per l’affermazione dei diritti, anche se talvolta una sentenza può dare risonanza e giovare a una buona causa».

È la replica della presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, nonchè vicesegretaria nazionale del Pd, Debora Serracchiani, alle affermazioni di Giacomo Deperu in risposta alle dichiarazioni del vicesegretario alla Giustizia Ferri, sul “caso Udine” rispetto alle nozze gay.

Riepilogando la vicenda, Ferri aveva avallato in Parlamento, rispondendo a una interrogazione, l’operato dei prefetti che, agendo in ottemperanza ad una circolare del ministro Alfano, avevano cancellato le trascrizioni dei matrimoni gay.

Cosa avvenuta anche a Udine, per il matrimonio tra Adele e Ingrid contratto in Sudafrica. Ma a Udine, sulla base di un esposto, la procura aveva bocciato l’operato del prefetto sostenendo che egli non poteva agire sul registro di stato civile, cosa che compete – per legge – solo all’autorità giudiziaria.

Pesanti le critiche dell’Arcigay nei confronti della presa di posizione di Ferri, e provocatorie le dichiarazioni del presidente Giacomo Deperu che aveva chiamato in causa Debora Serracchiani, in quanto vicesegretaria del Pd, oltre che di governatrice della Regione.

«Serracchiani – aveva ricordato Deperu – si era impegnata ad adoperarsi affinchè Alfano ritiri la circolare, mentre oggi ci troviamo davanti ad un governo che avalla il comportamento illegittimo di un suo ministro. Mi chiedo – aveva concluso – se per caso non ci troviamo di fronte ad una guerra tra Alfano e la presidente del Fvg».

Debora Serracchiani respinge: «non sono in guerra», dichiara infatti. Secondo la presidente «la via maestra, in una democrazia, rimane quella legislativa, con una maggioranza parlamentare che approva una legge che finalmente regoli, in modo chiaro e a prescindere dal sesso, diritti e doveri dei cittadini uniti da legami affettivi.

Il presidente del Consiglio ha assicurato che la proposta di legge sulle unioni civili alla tedesca passerà all’esame del Senato in tempi brevi, dopo la riforma elettorale. Quella sarà la sede in cui si verificherà l’orientamento delle forze politiche e io farò sentire la mia opinione all’interno del Partito democratico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

11 gennaio 2015

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine