«Macché cambio di nome, i nodi sono altri». I dem regionali bocciano il dibattito estivo

L’ipotesi di passare da Pd a Movimento democratico europeo non scalda i cuori dei big del Fvg. «O ci rifondiamo o diventeremo irrilevanti»
di Diego D’Amelio

TRIESTE Il nome è l’ultimo dei problemi. Il Partito democratico del Friuli Venezia Giulia si sfila dal dibattito che i dem stanno conducendo a livello nazionale sul possibile cambio di denominazione. Questione di scarsa rilevanza per tutti i protagonisti del Pd in regione, a cominciare dal vicepresidente della Camera Ettore Rosato, secondo cui «il problema sono i contenuti e non il nome del contenitore. Questa discussione mi sembra una gran perdita di tempo: contano i volti e la proposta politica, perché abbiamo bisogno di una grande rivoluzione». Per la deputata Debora Serracchiani, «questi ragionamenti sui nomi hanno un certo sapore estivo: la questione è parte del gigantesco problema che il Pd ha davanti a sé irrisolto e che riguarda la sua sopravvivenza. Ho già detto che solo una vera e propria rifondazione politica può offrire alla sinistra la chance di non essere relegata all’irrilevanza». Secondo l’ex presidente della Regione, «l’analisi degli errori non l’abbiamo fatta a fondo, e non mi riferisco tanto all’aver governato bene o male, ma al modo in cui siamo stati tra i cittadini e a come abbiamo percepito loro e i loro bisogni. Ora il problema è che appariamo poco credibili “a priori”, quasi per un riflesso condizionato che dobbiamo strapparci di dosso al più presto».

Il segretario regionale Salvatore Spitaleri ricorda che «il Pd Fvg sta andando verso un congresso che ha anche valore costituente e nulla esclude che si possa discutere anche del nome. Il nome dovrebbe essere una sintesi estrema del programma, un flash dell’identità, e quindi dovrebbe essere l’ultimo passo. Altrimenti è mera cosmesi e di tutto abbiamo bisogno oggi, ma non di interventi cosmetici. Un tema ulteriore si propone in relazione agli interlocutori che questo partito si propone di avere e con cui andrebbe condiviso il nome. Non sarebbe accettato un nome calato dall’alto».

Per il capogruppo dem in Consiglio regionale, Sergio Bolzonello, «il nome è l’ultimo dei problemi e, se continuiamo con queste discussioni, è giusto che la gente ci mandi definitivamente a quel paese. Serve altro, serve interrogarci profondamente su chi interpretiamo e noi siamo quelli che devono interpretare quelle diseguaglianze che i populisti del governo gialloverde fanno solo finta di rappresentare. Loro nascondono tutti i problemi con slogan e affermazioni roboanti dietro cui non c’è nulla, noi dobbiamo rispondere lavorando per la gente». Al proposito, il consigliere Francesco Russo sottolinea che «il problema è dare l’idea di una discontinuità sostanziale. Gli italiani chiedono un cambio di passo per poter tornare a fidarsi del centrosinistra e noi dobbiamo fargli vedere che esiste un gruppo dirigente nuovo. Il renzismo da un lato e dall’altro una vecchia idea di sinistra oggi non sono più spendibili. Sul territorio c’è chi ha mantenuto la capacità di parlare con le persone e far nascere progetti condivisi: spero che a tutti i livelli ci sia presto un cambio di passo fatto di nuove idee, nuovi volti, nuovi linguaggi».
21 agosto 2018

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