Udine, venduta all’asta la sede del Pd: garantiva per i debiti dell’Unità

La palazzina di via Joppi è stata acquistata all’asta da un imprenditore udinese. Custodisce la storia del partito dal 1990. Due segretarie in cassa integrazione

Acquistata agli inizi degli anni Novanta, la sede di via Joppi era stata ipotecata da un istituto di credito che l’aveva ricevuta a garanzia dei finanziamenti concessi all’Unità. Le due dipendenti che fino a poco tempo svolgevano il lavoro di segreteria già da qualche mese sono in Cassa integrazione.

All’interno di questo quadro non è ancora chiaro se il Pd, titolare di un contratto d’affitto in scadenza nel 2022 e di un canone di locazione pari a mille euro al mese, continuerà a operare nello stesso luogo ancora per due anni o se, invece, sarà costretto a fare le valige a brevi.

Quello che è certo è che la vendita della sede provinciale e punto di riferimento del regionale che a Trieste non ha una sede, apre una nuova fase nel Pd costretto a fare i conti con una sconfitta elettorale che non ha ancora superato.

La storia inizia ai tempi di Tangentopoli quando il vento nuovo spazzò via i partiti tradizionali. «Il nostro, a differenza di tutti gli altri compreso Psi e della Dc – spiega l’ex assessore regionale, Gianni Torrenti, e presidente fino a qualche anno fa della Fondazione per il riformismo nel Friuli Venezia Giulia –, è stato l’unico partito storico a non fallire.

All’epoca decidemmo di sanare tutti i debiti e per farlo donammo la sede al partito nazionale. Il patrimonio venne usato a garanzia dei debiti bancari aumentati per finanziare l’Unità».

Fatti quattro conti, una decina di anni fa, con l’utilizzo dei rimborsi elettorali sembrava che le cose potessero andare diversamente, tant’è che il partito – continua Torrenti – «decise di premiare la regione svincolando dall’ipoteca l’immobile per donarlo alla Fondazione per il riformismo del Fvg».

Nessuno poteva immaginare che qualche tempo dopo una legge cancellasse i rimborsi elettorali lasciando scoperte le banche. Gli istituti di credito contestarono le donazioni fatte dal Pd e vinsero la causa tentata contro le banche. A quel punto anche la sede del Pd di Udine si trasformò nuovamente in una garanzia per l’istituto di credito.

Nel frattempo la Fondazione aveva stipulato con il Pd regionale un contratto d’affitto tutt’ora in essere. A vendere l’immobile, quindi, non è stata la Fondazione, Bensì l’Unicredit. Da parte sua il vertice regionale del partito aveva fatto una riflessione sul possibile acquisto della palazzina, ma alla fine ha rinunciato perché, di questi tempi, non è facile mantenere una sede con tanto di sala riunioni.

«Dispiace sia finita in questo modo – continua Torrenti –, sono mancati i pagamenti delle ultime rate degli impegni vecchi». Con il senno di poi sono in molti a chiedersi se poteva finire in altro modo. Ovvero se è stato fatto tutto il possibile per tentare di salvare la sede regionale del Pd e la storia del partito.

Intanto il segretario provinciale del Pd, Roberto Pascolat, spiega che «l’intenzione è quella di rispettare la scadenza del contratto d’affitto». Questo significa che continuerà a pagare mille euro al mese per mantenere una sede che non è più sua.

A Udine, però, il Partito democratico dispone anche della sede di via Mantova, ed è proprio lì che trasferirà l’attività una volta lasciata la sede di via Joppi. C’è chi è pronto a scommettere che il trasferimento avverrà prima della scadenza del contratto d’affitto. Il segretario provinciale ha parole di comprensione per il disagio che stanno vivendo le due dipendenti: «È un sacrificio di cui le ringraziamo, non stiamo mandano via nessuno».

Pascolat lascia una porta aperta anche per le due segretarie. —