Neocentralismo sui musei, il furore del ministero su Cividale e Aquileia

L’editoriale del direttore del Messaggero Veneto. Nulla è stato spiegato ai territori del perché tale accorpamento sia necessario o almeno auspicabile e non è facile comprendere come la direttrice di Miramare, che ha superato una selezione forgiata per gestire un parco e un castello di epoca ottocentesca, sarà d’ora in poi anche una eccellente archeologa

Omar Monestier17 AGOSTO 2019

Senza necessità e perfino senza buona educazione, sotto il solleone, il ministro alla Cultura Alberto Bonisoli (M5s) ha castrato il polo museale friulano statale aggregandolo al Castello di Miramare.

Entreranno nella gestione di un soggetto che nulla ha a che fare con la storia antica i patrimoni archeologici di Aquileia e di Cividale. Purtroppo il tema non appassiona come dovrebbe. L’operazione, infatti, spiega molte cose e per questa ragione andrebbe analizzata dai politicanti nostrani, totalmente espunti dal Ministero nell’atto della scelta.

Il Mibact conferma la sua dolorosa pulsione accentratrice, dolorosa per il patrimonio culturale italiano s’intende. E Alberto Bonisoli procede ideologicamente nella distruzione della cosiddetta riforma Franceschini (suo predecessore), agendo come tutti prima di lui, anche nella scuola.

Ogni governo pastrocchia la sua riformicchia che ha come principale obiettivo annullare la precedente, cosicché il sistema viene scosso, i dirigenti statali confusi, gli utenti finali (i cittadini) dimenticati.

Nulla è stato spiegato ai territori del perché tale accorpamento sia necessario o almeno auspicabile e non è facile comprendere come la direttrice di Miramare, che ha superato una selezione forgiata per gestire un parco e un castello di epoca ottocentesca, sarà d’ora in poi anche una eccellente archeologa.

Vi è poi l’incredibile circostanza dello Stato che prende a ceffoni se stesso: i musei statali di Aquileia sono in predicato di passare sotto la gestione benedetta della Fondazione omonima. L’accordo è stato firmato proprio dal Ministero, d’intesa con la Fondazione e la Regione Fvg.

Quest’ultima, un po’ perché il presidente Zanardi Landi – da uomo libero – non civetta con gli assessori, un po’ perché la burocrazia indigena non è migliore di quella nazionale, se l’è presa talmente comoda che i mesi sono passati senza costrutto ed esponendoci ai ripensamenti romani.

Qualche parola andrebbe spesa sul ruolo della Regione, Regione a Statuto speciale se ben ricordiamo. La Giunta Fedriga dovrà pure avere il diritto di metter becco in una scelta come quella del ministro visto che sua, della Regione, era l’intenzione di creare un polo regionale in grado di gestire e promuovere la rete dei musei di rango superiore come Aquileia e Cividale.

Non risulta che l’assessore alla Cultura abbia partecipato alle decisioni del Ministero, né che sia stata informata preventivamente.

Quel che si sa è che la città di Trieste ha vigorosamente protestato allorquando il ministro Bonisoli annunciò le prime bozze del suo provvedimento.

Esso annullava l’autonomia di Miramare. Par di capire, oggi, che la conservazione dell’autonomia di Miramare abbia comportato (non come causa ma come effetto) la perdita dell’autonomia dei musei archeologici friulani.

La sensazione è, dunque, che una ben concertata serie di proteste da là partite siano giunte all’orecchio del ministro per sortire la retromarcia. Non ci sarebbe nulla di male, forse è giusto così, ma i benefici andrebbero illustrati da Trieste fino a Pordenone.

Dovrebbe essere chiarito al Friuli quanto e come la gestione dal castello asburgico possa essere coerente con le necessità di Aquileia e Cividale.

Non è il caso di buttarla sul solito campanilismo da osteria quanto piuttosto in politica. Ha la Regione voglia e tempo per occuparsi della questione?

Le anime belle dei consiglieri regionali, satolli e pasciuti dopo ore di defatiganti dibattiti su un testo facile facile che non sono riusciti a scrivere perché toccava le loro tasche (i vitalizi), desiderano spendere qualche energia per capire cosa sta compiendo sopra le loro teste il Governo amico? No.

La Cultura è affare per chi veste in cachemire, pensano. E queste saranno le conseguenze: per studiare i restauri dei mosaici romani servirà il cannocchiale panoramico issato sulle balaustre di Miramare.

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