Cocci di terracotta e una trave spuntano in mare: forse reperti

Il fiumicellese Giacomo Milocco stava facendo il bagno all’isola della Cona. Potrebbe trattarsi di resti di epoca romana. La Soprintendenza sta verificando

Elisa Michellut

09 AGOSTO 2019

AQUILEIA. Stava facendo il bagno assieme a suo figlio nella zona davanti all’isola della Cona. Dopo essersi immerso in poco più di un metro d’acqua, ha trovato alcuni cocci di terracotta e una lunga trave ricurva. L’ipotesi, che gli esperti stanno verificando con attenzione, è che possa trattarsi di ritrovamenti di epoca romana. È risaputo, infatti, che tutta la laguna di Grado, così come la fascia costiera e l’Istria, è oggetto di ritrovamenti di qualsiasi epoca.

A breve sarà effettuato un sopralluogo da parte della Soprintendenza e successivamente, se l’ipotesi dovesse essere confermata, l’area sarà ovviamente messa in sicurezza. Già ieri pomeriggio, il fiumicellese Giacomo Milocco, che ha effettuato il ritrovamento, ha portato nella sede della Soprintendenza di Aquileia i cocci rinvenuti. E’ lo stesso Milocco a raccontare l’accaduto.«Stavo facendo il bagno assieme a mio figlio davanti all’isola della Cona. L’acqua era alta circa un metro e dieci centimetri. Stavamo esplorando il fondale con la maschera. A un certo punto mio figlio ha trovato un pezzo di coccio e successivamente assieme abbiamo trovato anche gli altri tre pezzi. Sembrano anfore romane. Si vedeva poco a causa del fondale sabbioso ma ho continuato a esplorare la zona, visto che sono un appassionato. A un certo punto ho visto un grosso pezzo di pietra. Ho cercato di sollevarlo ma invano.

Si trattava di una trave ricurva. Sembrava un pezzo di un’imbarcazione di epoca romana. Ovviamente è soltanto una mia ipotesi, che va verificata». Milocco ha riposizionato la trave nel punto preciso in cui l’ha trovata. «Ho scaricato – spiega il fiumicellese – un’apposita applicazione sul telefonino per individuare il punto esatto del ritrovamento e ho anche attorcigliato alla trave una corda per rendere più semplice l’individuazione dell’area. Ho contattato la Soprintendenza a Trieste, nella persona di Roberto Micheli.

Mi hanno ringraziato e fornito il nominativo dei referenti, cui ho girato tutta la documentazione. Oggi pomeriggio (ieri, per chi legge) ho consegnato i cocci a chi di dovere. Mi hanno detto che uno dovrebbe essere di epoca romana mentre l’altro probabilmente appartiene a un’epoca diversa perché ha una lavorazione differente. Ho indicato il punto esatto e ora manderanno il personale specializzato sul posto.

Ci tengo a sottolineare che il mio è un servizio che ho svolto nell’interesse di tutti i cittadini di questa regione e non solo. Se quelli che ho trovato dovessero davvero rivelarsi resti di epoca romana sarebbe un beneficio per tutti perché tutti hanno il diritto di godere di tanta bellezza». Contattata, Paola Ventura, ex direttrice del Museo Archeologico di Aquileia e funzionaria della Soprintendenza, referente per la zona, sottolinea che c’è il massimo riserbo in merito al ritrovamento.

«Le verifiche – le parole di Ventura – saranno effettuate in tempo reale, non appena sarà visionato il materiale trovato». Il sopralluogo, come detto, sarà effettuato quanto prima.

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